Terminator Genisys

di Michele R. Serra

Recensioni
Terminator Genisys

In effetti la storia di Terminator non è proprio delle più semplici da seguire: paradossi temporali, realtà alternative, padri venuti dal futuro che generano figli nel passato, insomma le classiche complicazioni della fantascienza. Il che non ha impedito a Terminator di diventare, negli ultimi trent’anni, una delle saghe più famose della storia del cinema. Però è anche vero che dopo i primi due film diretti da James Cameron, gli altri non sono mai sembrati neanche lontanamente all’altezza. Quindi: è una buona idea, fare un quinto film? Un quinto film che tra l’altro sarà base per un’altra trilogia? A Hollywood ovviamente pensano di sì. E allora ecco Terminator Genisys. Che scrivere i titoli sbagliati fa figo, come Tarantino.

Ecco che si rimette in moto la macchina del tempo che ti porta nel passato dentro una sfera luminosa, però per usarla devi essere nudo, per cui è il caso che a usarla sia sempre gente fisicamente prestante, che se no sullo schermo poi non è un bel vedere. E infatti l’eroe di questo film – a parte Schwarzenegger – è un attore che ha il fisico utile a non sfigurare, l’australiano Jai Courtney, che per intenderci è diventato noto al grande pubblico interpretando il cattivissimo Eric nella saga di Divergent. Quindi aspettatevi culturisti nudi, come al solito, ma non troppo, perché in fondo Terminator Genisys è quasi un film per famiglie. Ok, forse film per famiglie è una definzione un filo esagerata. Effettivamente è uno di quei film dove c’è un sacco di violenza, ma raramente se ne vedono davvero le conseguenze. Pugni, spari ed esplosioni, ma poco sangue, insomma.

I critici americani hanno scritto recensioni pessime di questo nuovo Terminator affidato alle mani e agli occhi del regista Alan Taylor, che già aveva firmato un super blockbuster come Thor: The Dark World. Invece Terminator Genisys è esattamente quello che deve essere: è un film che deve essere un reboot-che-non-è-un-reboot, perché non parte da zero, ma cerca di rimettere ordine in una storia che è impossibile da riordinare. E quindi non ci riesce, ma pazienza: non è quello l’importante. È un film che deve essere autoironico, perché ovviamente con il passare degli anni Schwarzenegger è diventato sempre più simile a Rainier Wolfcastle, cioè la sua parodia nei Simpson. È un film che deve contare soprattutto su elaborate e costose scene d’azione piene di effetti speciali, ma anche sulla ovvia nostalgia dei fan trentenni, e sul nerdismo che ormai è l’ingrediente principale di ogni produzione hollywoodiana ad alto budget. Terminator Genisys serve a farci ricordare quant’è bello Terminator, quello vero, quello di James Cameron. Non può e non vuole competere con i primi due film, ma solo rendere loro omaggio. Nonostante la fantascienza, qui si guarda al passato, mica al futuro. Però tutto sommato va bene così.