The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro

di Michele R. Serra

Recensioni
The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro

Quando l’ho conosciuto per la prima volta, a Spider-Man non piaceva fare Spider-Man. L’Uomo Ragno che conoscevo io era un tipo ansioso, sfigatello, che se si innamorava di una tipa ci metteva almento 200 puntate a dirglielo, e intanto aveva un tot di altri problemi. Poi li nascondeva, i problemi, dietro le battute che faceva mentre prendeva a pugni i cattivi. Però quelli rimanevano lì, c’erano sempre.

2014, adesso. Con la nuova saga di Amazing Spider-Man firmata dal regista Marc Webb la parola d’ordine è essere contemporanei, e allora ecco il primo rinnovamento: i superproblemi del supereroe vengono trattati con molta più leggerezza rispetto a un tempo. Tanto che lui, Peter Parker, già nel primo film si era felicemente fidanzato con la sua bella. Che qui non è la rossa Mary Jane, ma la bionda Gwen Stacy, ripescata direttamente dai fumetti degli anni Settanta (e infatti non era un caso che ai tempi assomigliasse un bel po’ alla musa di Andy Warhol, Nico). Questo è un po’ strano, eh. Fare un grande rinnovamento e mettere al centro della storia un personaggio degli anni Settanta. Anche perché invece il cattivo di questo The Amazing Spider Man 2, Electro, è quello dell’ultima versione Marvel dei Duemila, quello dell’universo Ultimate. Hmm, forse è troppo complicato da spiegare qui (e non vorrei sembrare troppo nerd), ma il punto importante è che il tipo è cattivo. E pazzo. E controlla l’elettricità.

Dopo aver visto il primo Amazing Spider-Man di Marc Webb, molti fan si erano lamentati perché il regista si era concentrato molto sulla storia d’amore tra Peter e Gwen, lasciando un po’ perdere le scene d’azione. Webb deve aver preso nota delle critiche, perché questo secondo episodio è molto più convincente dal punto di vista dello spettacolo digitale. In compenso le parti in cui i due protagonisti (interpretati da Andrew Garfield e Emma Stone) parlano, sono francamente una noia mortale. Si vede che: o una o l’altra; tutte e due le cose non si potevano avere.

Dunque. La seconda trilogia cinematografica di Spider-Man non sembra poter arrivare all’altezza della prima, nonostante il 3D e gli effetti digitali anni luce avanti rispetto a quelli che aveva a disposizione il regista precedente, Sam Raimi. Però con queso secondo episodio Marc Webb corregge il tiro, e prepara il terreno per quella che potremmo sperare possa essere una degna conclusione. Almeno qui Peter Parker non va più in skateboard, come faceva nel primo film. Va bene tutta la modernità che volete, ma quello era veramente troppo.