The End Of The F***ing World 1 è un mix tra fastidio e piacere

di Valerio Fiormonte

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The End Of The F***ing World 1 è un mix tra fastidio e piacere

Devo ammetterlo: ci ho messo un po’ (almeno due giorni) a formulare un giudizio su The End Of The F***ing World, la serie prodotta da Netflix. Non è stato per niente facile avere un’opinione precisa ed immediata: è talmente tanto diversa da quello a cui siamo abituati, che non capisci se mentre la guardi ti sta dando fastidio o ti sta piacendo. Ma iniziamo dalla trama…

I protagonisti sono due adolescenti britannici, James (Alex Lawther, già apparso nella 3×03 di Black Mirror) ed Alyssa (Jessica Barden).
Nessuno dei due è definibile sano di mente, nel senso che meriterebbero entrambi un biglietto di sola andata per un ospedale psichiatrico prima di subito: lei perennemente annoiata, nervosa, in grado di far sentire chiunque a disagio e, come dice James, “di far scendere la temperatura dentro la stanza solo parlando” (raga vi giuro l’ho odiata dalla prima all’ultima puntata); lui, orfano di madre, è inquietantissimo, uno psicopatico totalmente insensibile fissato con l’idea di uccidere, tanto che negli anni ha fatto fuori numerosi animali senza provare un briciolo di rimorso (*riempire con insulto a piacimento*).

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James ed Alyssa si incontrano nella mensa scolastica e iniziano a “frequentarsi”, nel senso che lei parla e lui dice “okay”, lei lo bacia e lui sta fermo.. abbastanza imbarazzante. Anche perché lui sviluppa un pensiero fisso, ossia quello di un upgrade omicida: uccidere una persona, nello specifico Alyssa stessa.

Ma c’è una cosa con cui James non ha fatto i conti, dal momento che in vita sua ha provato meno emozioni del mio frigorifero: l’amore. Lei, infatti, gli propone di scappare: da tutto, dalle loro vite monotone, noiose, chiuse, senza sbocchi né stimoli. E lui la asseconda, inizialmente con l’intento di ucciderla, ma piano piano si rende conto che quello che si sta smuovendo dentro di lui non è un bisogno di violenza, bensì un bisogno d’amore.

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Fuggono in macchina, poi a piedi, poi ne rubano una, poi entrano in una casa e passano la notte lì.. finché non rientra il proprietario.
Ed è allora che la storia ha una svolta ancora più importante del cambio mentale di James.

L’incontro con il proprietario di casa, che è un professore universitario maniaco, porta i due a difendersi. Da questo momento inizia la fuga vera e propria, che non è più per scappare dalle rispettive vite e famiglie: stavolta si scappa dalla legge. E come due moderni Bonnie e Clyde, fuggono braccati dalla polizia.

Si dirigono verso sud, verso il mare, dove Alyssa sa che vive il padre, del quale ha un’opinione positivissima (almeno di lui), anche se, purtroppo, estremamente idealizzata: si rivela nient’altro che un Peter Pan fallito che non sa assumersi mezza responsabilità. I due piccoli amanti progettano di rubargli la barca ed attraversare lo Stretto della Manica per rifarsi una vita in Francia, ma la polizia li raggiunge e.. con una scena madre la serie ci lascia con una suspense terribile ed un senso di empatia ancora più forte.

Perché è esattamente questo il particolare della serie che mi ha destabilizzato: se ci si fermasse ai primi due episodi non si farebbe altro che odiare i protagonisti e pensare di star guardando spazzatura. Ma, davvero, non è assolutamente così.

Il personaggio di James subisce un mutamento tanto profondo quanto bello, quando scopre l’esistenza delle emozioni, che sono a tutti gli effetti il vero motore di ognuno di noi, senza le quali rimarremmo sì delle macchine perfette, ma vuote. Non diventa semplicemente una persona normale, diventa una persona viva, con una visione del mondo molto più ampia, grazie ad Alyssa… la quale, dal canto suo, rimane insopportabile.

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Il suo vero problema è che si rende conto del male che fa, ma non riesce in nessun modo a smettere, anche quando ci prova. James è per lei quella distrazione importante, quella via di fuga che le serve per staccare la spina, ma che inevitabilmente, quando i due si separeranno nella seconda stagione, la riporterà ad essere la stessa di sempre.

L’empatia che si viene a creare nei loro confronti, puntata dopo puntata, è veramente forte. Perché nonostante i loro caratteri così fuori dal comune, rimangono due ragazzini che hanno trasformato un momento di ribellione in un ciclone di guai senza fine, dal quale non riescono effettivamente mai ad uscire completamente.