The Hunger Games

di Michele R. Serra

Recensioni
The Hunger Games

Almeno, più atteso dai fan della serie letteraria da cui il film è tratto. Ok, riassunto.

Fino al 2007 Suzanne Collins era solo (…) una scrittrice americana di successo. Scriveva libri per ragazzi e programmi televisivi per bambini. Una bella carriera, ma non era certo la tipa che viene riconosciuta per strada. Tutto cambia quando questa signora quarantenne, figlia di un ufficiale dell’aviazione dell’esercito degli Stati Uniti, consegna al suo editore un romanzo intitolato The Hunger Games. Gli dice che vorrebbe scrivere anche un sequel, se le vendite saranno decenti. Bè, sono state molto più che decenti: un diluvio di copie vendute, roba così non si vedeva dai tempi di Harry Potter. Dunque, The Hunger Games è il nuovo Harry Potter? Forse si assomigliano i numeri – nel senso del successo – ma le atmosfere, bè… tutto un altro pianeta.

Dunque: un futuro lontano ma non troppo, l’America è governata da una spietata oligarchia che dalla capitale tiene sotto controllo tutto il resto della popolazione, costretta a vivere nella povertà. Il simbolo di questa oppressione sono gli Hunger Games, un programma televisivo nel quale, ogni anno, 24 ragazzini combattono in uno scontro all’ultimo sangue in mezzo alla natura selvaggia. Pensate a un campo scout composto solo da piccoli killer. Solo uno sopravvive. Ma ovviamente, se sei costretto a partecipare al gioco, hai già perso.
A pensarci bene la storia di questo gioco mortale in diretta televisiva è para para quella di un film con Schwarzenegger del 1987, L’implacabile. Però qui il protagonista non è un culturista nerboruto e di poche parole, ma una ragazza. E già questa è una bella differenza, in positivo.

La protagonista è Jennifer Lawrence, che abbiamo già visto in Un gelido inverno e in X-Men: l’inizio. Questo è il ruolo che potrebbe lanciare la sua carriera, e lei si porta veramente il film sulle spalle, perché è sempre in scena dall’inizio alla fine. Fortuna che ha – come si dice – la giusta presenza. Quindi, un punto a favore. Come la suspense che il regista Gary Ross riesce a creare nell’attesa dell’inizio dei giochi. Peccato che poi, quando ti aspetti i fuochi d’artificio, sullo schermo esplode poco più di una miccetta.

Dopo una gran preparazione, un futuro credibile costruito dagli effetti speciali, un cast – se non ben assortito – almeno interessante (c’è pure Lenny Kravitz), il film fallisce proprio lì dove è più importante: nelle scene d’azione, sempre girate con inquadrature ravvicinate e tremolanti, e un montaggio talmente veloce che francamente è difficile capire cosa succede. Sembra quasi che il regista giri il film di malavoglia, perché si ferma sempre un attimo prima di regalarci il momento davvero epico. Peccato che noi proprio quello cercavamo, mica altro.

Oh, sarà banale dirlo, però: meglio il libro.