The Legend of Tarzan

di Michele R. Serra

Recensioni
The Legend of Tarzan

Finalmente un reboot che prova a prendere una strada diversa dal solito.

Invece di raccontare di nuovo la solita storia delle origini di Tarzan – il naufragio, la famiglia di nobili inglesi costretta a vivere nella giungla, i genitori uccisi dagli animali, il nenonato unico sopravvissuto che viene cresciuto dalle scimmie – questa versione 2016 ci mostra un Tarzan che sa già di essere Tarzan, ormai diventato borghese. Vive nella sua villa in Inghilterra, e sarà costretto a tornare nella giungla per salvare la popolazione del Congo dal colonialismo.

In pratica questo non è un reboot, ma un sequel. Sequel di un film che però non esiste. Strano.

Questo ennesimo adattamento del romanzo del 1912 dello scrittore americano Edgar Rice Burroughs (dicono siano stati prodotti circa 70 film su Tarzan) è firmato Warner Bros, e quello che è uno dei più importanti studios di Hollywood ci ha messo davvero molte risorse. Tipo il regista degli ultimi quattro Harry Potter, David Yates. E anche un budget di circa 180 milioni di dollari, ovvio.

Dove sono finiti tutti quei soldi? Prevedibilmente negli effetti speciali: il film è girato nella giungla vera (foresta pluviale africana del Gabon, per la precisione) ma gli animali sono frutto del lavoro degli animatori che hanno creato credibili modelli digitali di scimmioni, elefanti, tigri, farfalle, scarafaggi, ippopotami, coccodrilli e quant’altro.

Non sono effetti speciali i due bellissimi protagonisti, Alexander Skarsgard e Margot Robbie. Che avrebbero potuto essere perfetti per i ruoli di Tarzan e Jane, anzi lo sono.

Ma c’è una cosa che non capisco.

Parliamoci chiaro: se  uno va a vedere il film di Tarzan si aspetta di vedere due bellissimi, uomo e donna, seminudi nella giungla. Inutile mentire, li vogliamo vedere. Invece The legend of Tarzan non offre grandi soddisfazioni da questo punto di vista. Peggio ancora, lui è più nudo di lei, che noia. Ok, ammetto che questa ultima osservazione sia un filo maschilista.

In ogni caso, il problema di questo The legend of Tarzan non sono gli attori (ci sono anche facce che da sole valgono il prezzo del biglietto, come quelle di Cristoph Waltz e Samuel L. Jackson). Il problema non sono neanche gli effetti speciali.

Il problema è che il film sembra tronco, quasi in ogni scena. Cioè come se qualcuno avesse girato una storia di tre ore che poi è stata tagliata fino ad arrivare a circa la metà. Il problema è che così le scene d’azione non hanno senso, non c’è nessun pathos, nessuna epica. E se a te, spettatore, non frega niente delle scene d’azione, non te ne frega niente del film.