The Predator

di Michele-Serra

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The Predator

Il tempo passa, la giovinezza ci sfugge tra le dita, le storie d’amore finiscono, le batterie dei nostri smartphone scendono tristemente fino al 2%. E i miti di altre epoche, bè… quelli non passano. A volte ritornano. Soprattutto al cinema.
Viviamo nell’epoca dei remake e dei sequel, ormai l’abbiamo capito. Ultimamente, ad esempio, è arrivato il sequel di un mito anni Ottanta/Novanta – action/horror – muscoli/mostri. Insomma, The Predator.

Il fatto che non se ne sentisse il bisogno – che è chiaro – non significa che non possa offrire alcune soddisfazioni agli appassionati del genere. Ammesso che esista un genere-Predator: ricordiamo che il primo Predator prevedeva Schwarzenegger che fa a mani nella giungla con un enorme mostro spaziale alieno dotato di bocca terrorizzante e letali gadget tecnologici. Tra l’altro stranamente Schwarzenegger non vinceva contro il mostro con la sola forza dei pugni ma doveva in qualche modo usare l’astuzia e la prontezza di riflessi. Purtroppo non c’è Schwarzenegger in questo seguito, ma – ancora – le soddisfazioni non mancano.

Il protagonista è Boyd Holbrook (che non è tra gli attori più famosi di Hollywood, però ha fatto Narcos, la serie televisiva sulla storia di Pablo Escobar & co.: lui è il poliziotto biondo, quello bello). Certo, non è un protagonista con la stessa presenza scenica di Schwarzenegger. Però importa fino a un certo punto: in questo nuovo Predator il ruolo di eroe ricade non sulle sue palestrate spalle, ma su quelle di una donna e di un bambino, la coprotagonista Olivia Munn e il giovanissimo attore che interpreta suo figlio (Jacob Tremblay, lo stesso che faceva il figlio di Julia Roberts in Wonder, è uscito all’inizio dell’anno). Questa scelta è effettivamente moderna, ma per il resto invece sembra di essere tornati agli anni Novanta. Non perché gli effetti speciali siano particolarmente brutti: non sono granché, ma neanche malissimo. A essere molto anni Novanta più che altro è l’idea di fondo, cioè quella di fare un film horror/action/fantascientifico che cerca di fare ridere e non si preoccupa affatto di essere politicamente corretto. E poi ci sono un sacco di scene splatter.

Shane Black in Predator del 1987

Shane Black, il regista, ha una storia molto interessante da raccontare: lui era tra gli attori del primo Predator, e faceva tra l’altro una delle prime vittime del mostro, uno dei primi che moriva male nella giungla. Bello che lui sia stato uno dei primi a essere ammazzato sullo schermo da Predator, e che oggi, trent’anni dopo, diriga il sequel. È un cerchio che si chiude: banale, ma vero.

Shane Black è uno che ha un gran gusto per la battuta ad effetto, che usa sempre l’ironia come chiave per raccontare una storia. Nel nuovo The Predator ad esempio è molto chiaro che nessuno si spiega perché il primo Predator sia effettivamente così amato. Oggettivamente è un po’ brutto, un po’ malriuscito. E i seguiti sono stati anche peggio: tre film e tre spin off, compresi i vari Alien Contro Predator. Intendiamoci: io li ho visti e ne sono felice, non me ne pento, ma la mia parte razionale mi dice che forse sono un po’ scemo.

Ecco, questo nuovo The Predator è scemo e divertente, fa battute scorrette e ti fa vedere gente sbudellata e schizzi di sangue abbastanza spesso. Come si diceva poco fa: se vi piace il genere, son soddisfazioni.