The Stanley Parable Ultra Deluxe: il ritorno dell’impiegato

di Redazione Smemoranda

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E allora, per caso anche voi siete stufi di questi giochi violenti, dei marine più o meno spaziali, di zombi e pistoloni? Magari sì, perché ormai siamo gamer di una certa età e vogliamo provare cose diverse. Tipo The Stanley Parable Ultra Deluxe, un gioco dove sei un tipo tutto sommato normale, un certo Stanley. Uno che la mattina si alza dal letto, fa colazione, si veste, e va al lavoro. E il lavoro, gli piace pure.

Ok, non esageriamo. Stanley è un impiegato, e il suo lavoro consiste nello stare in ufficio e premere pulsanti sulla tastiera di un computer. Che poi è quello che facciamo tutti, in fondo. Però a Stanley la cosa non dispiace affatto. Il suo lavoro è utile, il suo lavoro gli dà sicurezza. Finché un giorno non inizia ad accadere qualcosa di strano e inquietante.

Cosa c’è di nuovo in questa Ultra Deluxe?

Non ho svelato niente che non si possa vedere nel trailer di questo The Stanley Parable Ultra Deluxe, che è la versione riveduta e corretta di questo stranissimo gioco uscito ormai quasi un decennio fa. Che poi, stranissimo… non è neanche vero: è solo uno di quei videogame che sono qui per raccontarti una storia e per renderti protagonista di quella storia, più che per stimolare gli occhi e le orecchie con grandi effetti speciali. Ovviamente si capisce che un gioco come The Stanley Parable ha bisogno di una grande storia per stare in piedi, e questa regola per fortuna è rispettata.

Rimane da capire cosa ci sia di nuovo in questa edizione Ultra Deluxe, che arriva a quasi dieci anni di distanza dalla prima uscita. La risposta è: molto. Si tratta infatti di un remake che è anche una remastered e una espansione allo stesso tempo: il gioco si può terminare, come l’originale, in una manciata di minuti, ma a seconda delle vostre scelte – e della quantità di libero arbitrio che eserciterete – potrà durare fino a sei ore, con nuove trame e nuovi enigmi. Il bello di un gioco così è che potrebbe essere riproposto tra dieci anni con minimi aggiornamenti. Perché le grandi storie non passano di moda – o almeno speriamo.