Smemopedia dei fumetti: Tintin

di Michele R. Serra

Smemopedia del fumetto - Storie di Smemo

Una delle cose più importanti quando si racconta una storia è riuscire a creare un’illusione. A far credere che un mondo, un personaggio, esistano. O almeno, che potrebbero. Tintin, da questo punto di vista, è un caso insuperato nella storia del fumetto. Nel senso che quando il suo papà – il giovane disegnatore Hergé – l’ha creato, nel 1929, la gente che leggeva le sue avventure ci credeva. Al punto che alcuni non erano del tutto sicuri, che quel giovane reporter con i capelli rossi pettinati a banana non fosse davvero parte della redazione del giornale che stavano leggendo, Le petit vingtième.

 

Hergé, che all’anagrafe si chiamava Georges Prosper Remi, lavorava davvero per Le petit Vingtième, proprio come la sua creatura. Aveva fatto il boy scout, da piccolo, e aveva fatto diventare Tintin il boy scout perfetto, un esempio di virtù: un tipo coraggioso, forte, fortunato, ma soprattutto generoso, pronto al sacrificio per aiutare gli altri. Tutto quello che voleva il direttore del giornale per cui il ventenne Hergé lavorava: voleva un esempio, una storia che potesse diventare un insegnamento morale per i giovani. Bè, ecco, le prime storie di Tintin erano esattamente questo. E nonostante questo erano avventure appassionanti, piene di gag davvero divertenti.

Le storie di Tintin, la storia del mondo

Nel corso degli anni Trenta e Quaranta, mentre dall’altra parte dell’Oceano nascevano i supereroi, che rappresentavano la forza del Bene Americano che doveva prevalere in tutto il mondo (anche con la violenza, ma sempre aspirando ad alti ideali), Tin tin invece diventava sempre più umano. Com’era lontana l’espansione della potenza statunitense, nell’area al centro dell’Europa, francese e belga. Da quelle parti l’impero era ormai un ricordo, la cultura parlava inglese, i centri economici si stavano spostando, e l’ombra del nazismo era diventata prima uno spauracchio, poi una realtà più che concreta. Eppure questo non significa che Tintin fosse meno eroico. Era solo un eroe diverso: ad esempio, lui (al contrario degli eroi americani) difficilmente veniva distratto da questioni economiche o romantiche. Se perfino Clark Kent, quando faceva il giornalista, doveva affrontare vere difficoltà lavorative, Tintin quasi mai ha problemi con le scadenze, le consegne, i rimborsi spese. E mai ha problemi con le donne, perché praticamente è quasi un angelo: per sempre giovane perché per sempre puro.

I quasi sessant’anni di Tintin sono la storia del Novecento. Nelle sue avventure ci sono l’Unione Sovietica e la nascita della potenza americana, la conquista dello spazio e la guerra sino-giapponese, la juogoslavia e il nazismo, le dittature in sudamerica e l’Africa delle colonie. Ma tutto questo materiale narrativo sarebbe niente senza il disegno. Le storie di Tintin forse non sono invecchiate granché bene, ma il tratto di Hergé, con la linea pulita, mai un tratteggio, i colori piatti, e le tavole incredibilmente dettagliate… ha fatto diventare Tintin un’icona, non è un modo di dire. Forse tra cent’anni nessuno leggerà più le sue avventure, ma ancora in molti si fermeranno a guardarle, stupefatti.