Toy Story 3 La grande fuga

di Michele R. Serra

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Toy Story 3 – La grande fuga

Nel 1995 esce Toy Story diretto da John Lasseter, il primo lungometraggio interamente animato in computer grafica. Prodotto dalla Pixar – la casa fondata dal regista Lasseter – in partnership proprio con la vecchia Walt Disney Pictures. Oggi, 15 anni dopo, la stragrande maggioranza dei film d’animazione è realizzata in digitale, e la Pixar – anzi, la Disney Pixar, visto che c’è stata una fusione qualche anno fa – è certamente la casa di produzione più importante del settore. A 15 anni di distanza dalla pellicola che ha dato il via alla più incredibile storia cinematografica dei nostri tempi, ecco Toy Story 3: La grande fuga.

Cos’è questa grande fuga di cui si parla nel titolo? Ecco, il fatto è che il tempo passa anche nel magico mondo dei cartoni animati. Così il cowboy Woody e il ranger spaziale Buzz Lightyear sono finiti in un cassone a prendere polvere, in un angolo della casa del loro padrone, che ormai ha 17 anni e preferisce chat e telefonino ai giocattoli. Peggio ancora: sembra arrivato per i giocattoli un vero e proprio giorno del giudizio. Infilati in uno scatolone, vengono regalati all’ asilo… Prigionieri dell’asilo, i giocattoli del gruppo si ingegneranno per compiere una spettacolare evasione, al cui confronto quella famosa messa in atto da Steve McQueen e Richard Attenborough nella celeberrima Grande Fuga dei Sessanta sembrerà robetta.

Terzo film di una serie, spesso significa che si perdono colpi: pensate a Spider Man o ai Pirati dei Caraibi… Ma qui stiamo parlando di Pixar, quindi le regole sono altre: Toy Story 3 è l’ennesimo grandissimo film. Stavolta il regista non è Lasseter, ma Lee Unkrich, responsabile di capolavori assoluti come Monsters & Co. e Alla ricerca di Nemo. Cosa fa, Unkrich? Mette insieme un’ora e mezza fatta di gag visive esilaranti, di mille riferimenti alla cultura pop (che permettono anche agli adulti di divertirsi a pacchi). Ma soprattutto, riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore, dall’inizio alla fine. E questo avviene nonostante le ovvie semplificazioni, nonostante momenti in cui la sceneggiatura sembra appena meno perfetta del solito. Si ride molto, ma si rischia spesso anche il groppo alla gola: l’idea che un mucchio di giocattoli di plastica disegnati al computer possa rendere in modo così profondo una vasta gamma di emozioni umane… bè, è davvero incredibile.

Toy Story 3, come gli altri film della Pixar di questi anni, non è una questione di tecnica o tecnologia, ma diemozioni. E forse questo film non è rivoluzionario dal punto di vista cinematografico, come sono stati capolavori come Ratatouille o Up, ma rimane l’unico davvero da vedere nella stagione estiva. Perché queste storie, questi sogni non hanno niente da invidiare a quelle dei classici Walt Disney di tanti anni fa.