Toy Story 4: giocare con la Pixar è ancora bello

di Michele R. Serra

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Toy Story 4: giocare con la Pixar è ancora bello

Toy Story 4 potrebbe essere l’ultimo della serie, e già questo è un evento per tutto il cinema, perché la Pixar è forse la cosa più importante avvenuta nel cinema americano negli ultimi vent’anni. Non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello artistico. La Pixar ha cambiato le regole del cinema d’animazione, e nel farlo ha cambiato le regole di tutto il cinema hollywoodiano. La Pixar è stata una rivoluzione perché ha mostrato che si poteva fare. Che si potevano fare film totalmente digitali, che potevano essere film di enorme successo, ma soprattutto che con i cartoni animati si poteva davvero parlare di tutto. E raggiungere vette di poesia, perfino.

Dunque torniamo al nuovo Toy Story diretto da Josh Cooley, un prodotto – se volessimo usare un paragone calcistico – della cantera della Pixar, nel senso che lui lavora lì da quando non aveva ancora trent’anni. C’è da capire non tanto se Josh sia in grado di fare il regista di un progetto tanto importante, perché ha un curriculum che parla per lui. La vera domanda è: c’era bisogno di un quarto episodio di Toy Story?

Il finale del terzo era esattamente un gran finale. A parte il fatto che Toy Story 3 è uno dei capolavori della storia del cinema americano, al livello di Quarto Potere o 2001: Odissea nello spazio, era anche un finale perfetto per la saga: lasciava tutto quanto in ordine, e soprattutto arrivava con un tempismo perfetto rispetto al primo film, 15 anni dopo. Quindi arrivava a parlare di cosa significa crescere, arrivare all’età adulta e lasciarsi l’infanzia alle spalle, Nel momento preciso in cui chi era bambino ai tempi del primo film poteva vedere il terzo e capire esattamente quello di cui si stava parlando. E piangere come un vitello per tutti gli ultimi venti minuti, ovvio.

Ma, dicevamo, Toy Story 4. Magari non ce n’era bisogno, ma l’hanno fatto lo stesso, rischiando. Toy Story 4 parla sempre della stessa cosa di cui parlavano i film precedenti: la voglia di trovare il proprio posto nel mondo, l’ansia di invecchiare, ma soprattutto di diventare in qualche modo inutili. Il tutto condito da una fantastica sceneggiatura interpretata da vari tipi di giocattoli nevrotici, fondamentalmente pazzi come la gente con cui abbiamo a che fare nella vita reale (magari giusto un po’ più divertenti e un po’ più buoni).

Le domande a cui questo nuovo Toy Story vuole rispondere sono le seguenti: è possibile che i giocattoli crescano? È possibile che scelgano il loro destino? È possibile che diventino, in qualche modo, genitori? Allora, io non so se vi interessano queste domande, però so che questa ora e mezza di Toy Story 4  ha tutto quello che serve per farti dire: wow, sono contento di essere andato al cinema questo pomeriggio, anche se fuori c’è una bella giornata. E poi, insomma, quale altro quarto film di una saga può dire di essere così bello? Nightmare 4? Fast & Furious – Solo parti originali?? La minaccia fantasma??? No, dai.

Quindi sì, è forse il meno bello della serie. Rimane però un pezzo di poesia in forma di cartone animato, che vale la pena godersi almeno una volta nella vita.