Troppo cattivi, per fortuna

di Redazione Smemoranda

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I primi minuti del film bastano a capire tutto. È un cartone animato, ma sembra un film di Tarantino. Perché ci sono due mezzi balordi dentro una classica tavola calda americana, un diner, che chiacchierano e si prendono in giro. Però sono due animali: c’è un lupo vestito in giacca e cravatta, e un serpente con la camicia hawaiiana. Si vede che nella giungla va di moda così. E stanno lì, mangiano, si danno di gomito – se dicessero più parolacce, sarebbe una scena di Pulp Fiction.  Infatti poi effettivamente il lupo e il serpente si alzano e vanno a rapinare una banca.

Quindi si capisce che Troppo cattivi è un film per bambini, però il gioco è presentare tutte delle situazioni che siamo abituati a vedere in altri tipi di film che non sono per bambini. Se volete è un’idea sola, e neanche troppo originale, però è portata avanti con grande qualità, e anche con grande leggerezza.

Da super best-seller al cinema

Tutto nasce tra l’altro da una serie di libri per bambini di uno scrittore australiano, il signor Aaron Blabey, al quale è successa la cosa che tutti vorremmo ci succedesse: lui era un ex-attore di scarso successo, che lavorava nella pubblicità – la classica situazione senza infamia e senza lode. All’alba dei 40 anni ha provato a scrivere un libro per bambini, così, giusto perché aveva avuto un’idea. Quel libro ha venduto 10 milioni di copie ed è diventato una serie che ha venduto 30 milioni di copie ed è diventato un film che gli farà vendere altre 50 milioni di copie. Che ragazzo fortunato.

Ma torniamo al film, che per il resto è meno bello dei primi venti minuti, ma regge piuttosto bene, e ha il raro pregio di avere delle gag ricorrenti, dei tormentoni, che fanno sempre ridere anche se vengono ripetute. Tipo: uno dei personaggi è uno squalo che è presentato come il maestro del travestimento. Solo che poi quando si traveste in realtà si vede benissimo che è un grasso squalone con una parrucca o un cappello o degli occhiali scuri. Ecco, sembra una sciocchezza, e in effetti lo è, però fa molto ridere. Un po’ come tutto questo film. E non è mica poco.