Tunguska, A Glorious Mess

di L'Alligatore

Recensioni
Tunguska, A Glorious Mess

“A Glorious Mess”, un glorioso casino, dichiarazione programmatica del duo di Forlì, in missione per conto della natura (più oscura e dura). Una dichiarazione di battaglia, tipo il “toga, toga, toga” di belushiana memoria, portata alle estreme conseguenze negli undici pezzi di questo loro magnifico album d’esordio. Un disco che non sembra manco italiano, parte e tira diritto come una schioppettata (nel bosco della copertina, ma nessuno animale è stato ucciso per realizzarlo, ci teniamo a dirlo).

Difficile scinderlo in singoli brani, perché tutti quanti restano nel cuore, ma se dovessi dire i colpi più riusciti direi: “Tomorrow’s Voice”, posto in apertura, sembrano gli Oasis gemellati con The Jesus and Mary Chain, “Action Reaction” dal cantato cristallino e la chitarra a disegnare arcobaleni, “The Night That I Left You Cold”, pura tensione emotiva con la chitarra liscia, il gran ritmo (pezzo decisamente spezza-coda), “Ego Building”, perché pestante e allo stesso tempo romantico, con chitarra e batteria a ritagliarsi il loro spazio, e la voce sempre dietro ad entrambe, “Knives”, stellare, avvolgente, elettrico, il pezzo giusto per chiudere alla grande tutto.

Tunguska, nome che richiama le lande fredde e rarefatte della Siberia, è invece una calda band romagnola con suoni britannici. Insomma un casino, anzi, un glorioso casino. Per me uno dei migliori del 2016.