Tuono Pettinato: due o tre cose che sappiamo di lui

di Michele R. Serra

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(Questa è la copertina dell’Odiario, uno dei tanti capolavori tuoneschi)

Sappiamo che sembra timido, però poi non si fa problemi a fare cose strane, di quelle che la maggior parte della gente troverebbe imbarazzanti. Tipo, davanti a un mucchio di gente, suonare in un gruppo hardcore. Senza saper suonare. Con una chitarrina giocattolo marca “Festa Rock”.

Sappiamo che quando ha cominciato a fare fumetti, quel campo era una palude gelata. Poi c’è stata una nuova primavera. Oggi una generazione di lettori ama i fumetti grazie a lui. Una generazione di autori è cresciuta con i suoi racconti. Alcuni sono proprio suoi studenti.

Sappiamo che quando lo chiami non dice mai di no. “Una storia sulla scuola per la Smemo? Certo. Parliamo di bidelli, che non ne parla mai nessuno, e invece sono importanti.” Eppure è pressoché impossibile costringerlo a fare qualcosa. Tipo bere birra invece che bibitine, o caffè invece dell’Esta The.

Sappiamo che ha un talento mostruoso. Il disegno è quello dei fuoriclasse. Ama i classici americani, Johnny Hart, Walt Kelly, Bill Watterson, e infatti se guardi bene li ritrovi nei suoi nasi, piedi, occhi. Però poi è tutto suo e solo suo, senza dubbio. I suoi personaggi sono sempre più di quello che rappresentano, osservarli è terapia estetica istantanea.

Sappiamo che gli piacciono un sacco di cose frequentate dai Grandi Intellettuali, e allo stesso tempo un sacco di cose frequentate dai Culturalmente Impresentabili. Che tratta entrambe le categorie con estremo rispetto, e di entrambe ride.

Sappiamo che si droga di vezzeggiativi, si strafa di diminutivi. E focaccine.

Sappiamo che è buono davvero, tanto che a volte sembra un personaggio dei suoi fumetti, dove di cattivi veri ce ne sono pochi. A dire il vero anche di buoni: se ci sono eroi, lo sono per caso, e hanno come unico merito l’incosciente entusiasmo dei mentecatti (unito a un certo qual culo).

Sappiamo che se passi per Pisa e non sei di Pisa, ti porta in giro. Pure in Piazza dei Miracoli in mezzo ai turisti, al Campo Santo e tutto il resto.

Sappiamo che vogliamo leggere un altro libro, quello della vita, che forse non ha ancora disegnato.

Sappiamo che stare con lui è un piacere, perché tra quelle che conosciamo è una delle persone più incredibilmente ironiche e intelligenti. Che poi, si sa, è la stessa cosa.

Sappiamo che forse non sappiamo niente. Sappiamo che è un libro aperto, ma allo stesso tempo coltiva un mistero impenetrabile. Come altri grandi artisti, ha messo insieme vita e arte, persona e personaggio. Fascinoso.

Sappiamo che da quando ci ha lasciati soli, ci manca.