I fumetti dell’anno 2: Tuono Pettinato

di Michele R. Serra

Le Smemo Interviste - News
I fumetti dell’anno – 2: Tuono Pettinato

Ci sono molti gatti dentro il nuovo libro di Tuono Pettinato, che si intitola Chatwin, come il protagonista: un gatto che decide di scappare di casa. Lui, Tuono, racconta come sempre storie che a prima vista sembrano quasi infantili, e poi però si rivelano veri romanzi. Pensati e disegnati con sguardo e stile sospeso tra il bambino e l’adulto, che se fossi l’editore gli direi: “Tuono, non si capisce il target“. Per fortuna il suo editore vero (Rizzoli Lizard) invece non gli dice niente, si fida. E infatti Chatwin è uno dei libri più teneri e divertenti dell’anno appena trascorso. Del resto, parla di gatti…

Smemoranda: Com’è stata la tua vita con i gatti, finora?
Tuono Pettinato: Negli anni Novanta ne avevo uno, che con molta originalità avevo chiamato Tom. Era un gatto strano, aveva le zampe posteriori più alte di quelle davanti, quindi aveva un’impostazione da dragster. E poi aveva la coda a maiale, non quella dritta da gatto normale. Non era un gatto normale. Aveva una serie di abilità che gli permettevano ad esempio di uscire di casa, prendere l’ascensore, uscire, e poi riprenderlo per tornare. Sospettiamo godesse di appoggi da parte dei vicini, ma riusciva a far sembrare che fosse autonomo. A un certo punto è scappato, e non so dove sia finito… Spero solo sia andato a sfruttare un’altra famiglia.

Hai disegnato tipo cento manifesti di gattini smarriti, per questo libro…
Sì, sono stati il punto di partenza della storia, per me. L’idea per il libro mi è venuta proprio vedendo volantini simili, per strada… e poi, le puntate di Chi l’ha visto. Ho immaginato questa comunità di gatti dispersi e padroncini disperati di conseguenza. Partendo da questo,. Ho iniziato a sviluppare la storia dal punto di vista del gatto.

Chatwin è già un riferimento letterario, ma anche tutti gli altri gatti hanno nomi di scrittori.
In realtà, Chatwin volevo chiamarlo direttamente Kerouac, per via del fatto che fa un grande viaggio on the road, eccetera. Però Chatwin conteneva la parola gatto in francese, quindi ha vinto Chatwin. Poi questo gatto è un vero esploratore, come Bruce Chatwin. Ha le mappe, sa dove deve andare, non è un gatto che va allo sbaraglio come gli altri. Poi sbaglia tutto anche lui, eh. Però…

I personaggi sono partiti come gatti? O li hai pensati prima umani e poi li hai gattizzati?
Beh, se trasformi i gatti in uomini diventa una storia tristissima, alla Oliver Twist: senzatetto, violenza, gente che si accoltella…

Eh, ma i gatti siamo abituati a pensarli come randagi, no?
Guarda, io volevo proprio togliere tutta la sensualità dall’immagine dei gatti. Questi gatti non sono seduttori, sono bastardi senza uno scopo. E Chatwin viene messo davanti a molte possibilità di sistemarsi, nel corso del suo viaggio, ma continua ad andare avanti.

Il libro è un grande road movie, in effetti.
A dire il vero, ci sono proprio delle vere citazioni cinematografiche. Ho preso delle scene da C’era una volta in America di Sergio Leone, pari pari. E poi Un uomo da marciapiede, di John Schlesinger… ho disegnato un gatto che è ispirato a Jon Voight in quel film.

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