Recensioni
Turbo

Turbo, il protagonista del film che (in un impeto di grande originalità) si chiama Turbo esattamente come lui, è una lumaca.

Ammettiamo che è difficile ormai fare un film – in questo caso, un cartone animato – con protagonisti animali antropomorfi. Perché, allora: topi, paperi, cani e gatti ne abbiamo visti a centinaia. L’era glaciale si è presa elefanti e scoiattoli. Madagascar pinguini, zebre e giraffe. La Pixar si è assicurata i pesci, e abbiamo già visto vari tentativi di lungometaggi animati con protagonisti gli insetti. Ora, nessuno vieta di riutilizzare sullo schermo in un modo o nell’altro animali già visti, ma esistono (pare) produttori coraggiosi che vogliono andare verso territori inesplorati. Tipo: fare un cartone animato con protagoniste un sacco di lumache. Apprezziamo lo sforzo: cioè, è difficile anche solo pensare di animare delle lumache. Pensate, non hanno neanche le braccia! … E poi fanno anche un po’ schifo, a dire la verità. Vabbè.

Mettere lumaconi bavosi e viscidi (bleah) in un film per bambini potrà anche non essere facile, ma i tipi della Dreamworks hanno fatto davvero un lavoro eccezionale, perché non solo i suddetti lumaconi sono carini e simpatici, ma anche mega-espressivi. E raccontano una storia che forse abbiamo già sentito molte altre volte, ma ci piace sempre: c’è uno sfigato che vorrebbe forzare i suoi limiti – imposti dalla sua natura (proprio fisica), ma anche e soprattutto dagli altri che gli stanno intorno – per inseguire un sogno. E più il sogno è impossibile, più è poetico, no?

Dunque l’idea che una lumaca voglia – e riesca a – gareggiare nella più importante gara di velocità d’america (una gara per automobili, non per lumache)… bè insomma è facile capire il messaggio. 

Detto che quella della Dreamworks e del regista David Soren è una scelta coraggiosa per quanto riguarda il protagonista, non si può dire lo stesso del resto della trama, che più o meno si muove su un percorso abbastanza già visto fino al traguardo finale. Anzi: se state attenti noterete che tutto il film è un mistone di un sacco di idee che abbiamo visto nei film della concorrente diretta, la Pixar. Da Ratatouille a (ovviamente) Cars.

Il che non significa che comunque non ci si possa godere il viaggio, eh? Anzi.