Twilight

di Michele R. Serra

Recensioni
Twilight

Tutto si può dire dei vampiri di Twilight, ma non che siano demodè: altro che oscuri conti dell’Est! Piuttosto, bei ragazzi americani, vestiti firmati e stile fashion-gotico, che amano l’arredamento design e guidano automobili europee. In un aggettivo, Dracula è diventato borghese.

È successo che Stephanie Meyer, trentacinquenne scrittrice originaria del Connecticut, negli ultimi tre anni ha dato alle stampe i quattro libri che compongono la saga di Twilight. Super best-seller globali, i romanzi raccontano la storia di Bella, una ragazza dell’Arizona che si trasferisce nello stato di Washington: lì conosce Edward, il bel rampollo della famiglia Cullen, e se ne innamora. Sembrerebbe la classica storia d’amore fra adolescenti, se non fosse per un particolare: Edward è un vampiro come tutti i componenti della sua famiglia, un non morto con poteri sovrumani che tiene a bada la sua voglia di sangue umano solo grazie alla sua ferrea volontà di non uccidere.

Per alcuni si tratta solo di Moccia in versione fantasy, ma è un giudizio ingeneroso. Nei libri della Meyer c’è di più: un bel mix di horror e rosa; un gioco di stereotipi che funziona; una storia appassionante e con il giusto thrilling; soprattutto. l’ennesima, ben riuscita modernizzazione del mito dei vampiri. Roba commerciale, certo. Intrattenimento, molto ben congegnato.

La trasposizione cinematografica era assolutamente prevedibile, e prevedibile è anche l’aggettivo che meglio si adatta alla pellicola firmata da Catherine Hardwicke, già dietro la cinepresa per Thirteen (film “scandaloso” per alcuni, semplicemente paraculo per altri). La storia non presenta particolari colpi di scena: tutto va come deve andare, rari i momenti in cui la tensione riesce a farsi sentire. Per il resto, è il solito gioco di sguardi e ammiccamenti, le solite inquadrature che ruotano intorno ai volti dei due (bellissimi, Kristen Stewart e Robert Pattinson) innamorati. I soliti temi adolescenziali: ribellione, diversità, amore assoluto. E, ovvio, scoperta dell’altro sesso.

Ho detto sesso? Alt, qui di sesso ce n’è ben poco: al bel protagonista, infatti, non sono stati tolti solo i canini, ma anche la possibilità di lasciarsi andare. Se dovesse perdere il controllo, potrebbe fare del male a chi gli sta vicino. E dunque, astinenza: meglio così, che rischiare di mangiarsi la propria ragazza, ovvio. Il sottotesto rimane interessante: il sesso è pericoloso, il grande amore è platonico et cetera. Se aggiungete che la famiglia (nel senso di mamma! Papà!) rimane il centro relazionale per questi ragazzi innamorati, avrete il quadro completo della situazione: Twilight è rassicurante per tutti, ma soprattutto per i genitori, tanto quanto Thirteen era disturbante.

Ma il problema non è tanto la coerenza della Hardwicke, quanto la qualità della pellicola, che spesso scade a livello televisivo, in senso deteriore (meglio chiarire: oggi come oggi l’aggettivo potrebbe assumere una sfumatura più che positiva, vista la qualità delle produzioni seriali per il piccolo schermo).

Consigliato dunque solo ai fan della saga fantasy. Già quelli, sono in numero sufficiente per fare di Twilight un sicuro successo.