U Bit, Tales For Digital Bodies

di L'Alligatore

Recensioni
U Bit, Tales For Digital Bodies

Racconti per corpi digitali, perché sono fiabe, storie noir dei tempi nostri. Del resto, anche la copertina, con quella testa di bambolotto dagli occhi sbarrati (mi ricorda Tim Burton), fa pensare a racconti torbidi e inquietanti di oggi, dove protagonisti sono i corpi, prolungamento della tecnologia inglobante.

Undici canzoni con una forza evocativa come poche, undici canzoni che entrano dentro e non ti lasciano facilmente. Prendiamo “Ut”, brano che apre il disco in modo acido, con un certo gusto folk grazie a quella voce/chitarra messa in fondo, prendiamo “Just a piece”, pezzo ritmato che cresce bene anche grazie al calibrato uso dell’elettronica, prendiamo “Cyclic” ecologia per mente e corpo dietro a un pezzo giocattoloso come pochi … e siamo solo ai primi tre pezzi. E allora prendiamo “The longest howl”, intenso quasi prog con organi preponderanti e cantato giustamente enfatico (tutto molto Radiohead), prendiamo “Geipel”, delicato quanto breve, “Empties”, intimo quanto ispirato, “Bitter Shop”, rilassato quanto rilassante …

“Tales For Digital Bodies”, interessante esordio di questi giovani musicanti tra La Spezia e Reggio Emilia, va ascoltato a mente aperta, per cercare di capire cosa stiamo diventando, tra una navigazione e l’altra …