Un divano a Tunisi

di Redazione Smemoranda

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Un divano a Tunisi

La storia del cosiddetto pesce-fuor-d’acqua l’abbiamo sentita raccontare migliaia di volte, ed è anche un modo classico per far ridere un po’. E infatti sarà pure prevedibile, ma questo film, Un divano a Tunisi, fa sorridere sin dai primi minuti. Perché c’è la protagonista persa in un ambiente che non è il suo: non è un pianeta alieno, ma semplicemente la capitale della Tunisia.

La psicanalisi non fa per noi

Lei, la protagonista intepretata dalla bravissima attrice iraniana Golshifteh Farahani, in effetti è una giovane donna araba che torna a Tunisi dopo aver vissuto gran parte della sua vita a Parigi. E infatti già dai vestiti e dall’atteggiamento cozza completamente con la realtà tunisina. Siamo subito dopo la primavera araba, subito dopo la cacciata di Ben Ali, e lei torna in Tunisia proprio sull’onda di questo cambiamento. È come se dicesse, torno alle mie radici, ora che il mio paese d’origine sta vivendo una fase di grande rivoluzione. Voglio esserci, e voglio aiutare. Come? Mettendo su uno studio da psicanalista.

Eh sì, perché lei effettivamente è una psicoterapeuta e pensa in qualche modo di poter dare una mano a un popolo che deve fare i conti con lo stress di un cambiamento epocale. Il problema è che si capisce sin dai primi dieci minuti che quella veramente stressata sarà soprattutto lei.

Bella commedia, ma troppi sterotipi

Il film è opera prima della regista francese Manele Labidi, che a dirla tutta in realtà non vuole mettere in piedi un sagace commento storico-sociale sulle primavere arabe, ma si limita a costruire una commedia che funzioni. E in effetti, funziona, nel senso che il film ha dei momenti genuinamente divertenti.

Però bisogna fare un po’ la tara al fatto che si lavora molto sugli stereotipi, forse troppo. I personaggi sono un po’ tutti delle macchiette, e sono evidentemente frutto di uno sguardo europeo. In pratica, gli arabi sono tutti strani, e quella un po’ più normale è la protagonista che è quella che ha vissuto in Francia. Per carità, non vogliamo far troppo i seri, è solo intrattenimento. Ma sinceramente si poteva anche tentare di percorrere strade un po’ meno scontate.