Un rigore

di Le Brugole

Storie di Smemo
Un rigore

Aveva dieci anni più di me, i capelli rosso fuoco e la lingua tagliente. Non rideva mai, non conosceva la cortesia e ignorava la dolcezza. Quando penso a lei, penso al rumore che fanno i vetri quando si rompono. Lei non sapeva il mio nome e non le interessava saperlo. Mi squadrava dall’alto al basso come si guarda alle cose inanimate. Ho scambiato la sua crudeltà per amore e l’ho sognata per anni. Ne sono passato dieci prima di riuscire ad incontrarla ancora. Io sono cresciuta e lei invecchiata. Questa volta mi ha notata, ma non perché brillo d’inteligenza. Solo perché rovescio il caffè quando mi passa vicino, inciampo sul tappetino di casa, mi cadono le penne di mano, perdo gli occhiali che ho sulla testa, sbatto contro i vetri e prendo gli spigoli dei muri. Dopo dieci anni, il suo sguardo pietrifica ancora i miei sensi. Se ne sono accorti tutti, anche il mio fidanzato, che ha visto le mie occhiaie scavarsi lentamente. Inesorabili. Poi una sera ho deciso di parlargli. Gli ho chiesto se aveva presente una partita. Usare l’esempio del calcio, con un uomo, può essere utile. Risponde si, che ha presente la partita. – io ne ho una da giocare, ma sono dieci anni che resto in panchina. – vuoi iniziare a fare sport?! – Risponde lui sorpreso che non ha centrato il punto. – Credo di aver corso con la squadra sbagliata e non e’ di calcio che sto parlando, ma dei miei sentimenti. Lui prova a cambiare discorso anche se sembra avere capito. Poi ci rinuncia, perché ha davvero capito. Chiude gli occhi, respira, raccoglie il cappotto e se ne va. Io ancora oggi non so cosa sia l’amore. Ma continuo a sbattere contro gli spigoli dei muri. E aspetto il giorno che verrá.