Un romantico a Milano

di Michele R. Serra

Recensioni
Un romantico a Milano

L’importante è sapere quello che fai. Sapere il fatto tuo. Così dicono.

Ma esiste davvero, chi sa il fatto suo? Mah.

Fondamentalmente le persone si dividono in due categorie: chi evita il dubbio, e chi lo coltiva. Il protagonista di Un romantico a Milano fa parte della seconda, senza dubbio (ah ah). Anzi nel dubbio lui si crogiola, anche oltre il limite pericoloso che trasforma il dubbio in angoscia esistenziale, in depressione.

Il protagonista di Un romantico a Milano è doppio: è Drogo, un artista fallito; è Fermo, un fumettista di successo. Ma il successo è relativo, sta nella testa, non conta l’estratto conto. Soprattutto per un artista che vive l’ansia quotidiana dell’inutilità, la frustrazione di chi può solo stare appoggiato sulle spalle dei giganti venuti prima di lui. I miti del passato sono fantasmi amichevoli, dicono sempre la cosa giusta, ma non serve a niente. Sono esempi da seguire? La nostalgia è amore, o un virus che uccide il futuro?

Un riassunto fatto di domande non è un riassunto, già. Ma del resto, neanche questo romanzo a fumetti è un vero romanzo a fumetti, di quelli con un inizio, una fine. Tipo, le ultime parole in fondo al libro sono: “Se siete pronti, vorrei raccontarvi una storia”.

Un romantico a Milano è un orticello di dubbi, annaffiato con amore da Sergio Gerasi, che di mestiere disegna fumetti popolari (qualsiasi cosa ciò significhi) come Dylan Dog, ma quando prende in mano la scrittura delle sue storie, deraglia volentieri verso narrazioni più sperimentali.

Dopo In inverno le mie mani sapevano di mandarino – uscito circa quattro anni fa – ecco un libro molto più impegnativo per lettore e autore, quasi duecento pagine scritte e disegnate con cura ossessiva, che risuonano a lungo tra occhi e cervello una volta terminata la lettura.

Tutto è ambivalente dentro Un romantico a Milano, dall’autofiction che unisce autore e protagonista, all’ambientazione milanese, tanto accuratamente realista quanto irreale (fino a mostrare il mare che lambisce la Torre Velasca).

Un romantico a Milano è pieno di simboli, di metafore grafiche più o meno ermetiche, di esistenzialismo. È pieno anche di ricette per fare dei buoni cocktail, però. Perché si sa che spesso le domande sull’esistenza si superano anche così.