Tacchi a spillo e Mascherina: intervista a UNA

di L'Alligatore

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Tacchi a spillo e Mascherina: intervista a UNA

Tacchi a spillo e mascherina, sembra il titolo di un film di Pedro Almodovar ai tempi del coronavirus e invece è un video per un pezzo musicale nato dalla collaborazione tra UNA ed Elettra Irregolare, musicante la prima, dj l’altra, compagne nella vita, che mai prima avevano fatto un pezzo insieme. Piacerebbe di sicuro al grande regista spagnolo, per lo spirito libero e disincantato che lo anima. Per il gridare al mondo “vogliamo ancora vivere, divertirci, scatenarci insieme”. Per ora però non è possibile, si devono fare piccoli passi, e quando è stato girato Tacchi a spillo e mascherina era ancora peggio.
Il video è stato girato infatti durante la quarantena di marzo e aprile 2020. È il montaggio di immagini regalate da artisti e non, amici della coppia in giro per il mondo. Tutti ovviamente dal tinello di casa, a fare le cose che abbiamo fatto in molti in questo periodo: dal farsi il pane al radersi a zero la testa, dallo yoga al prendere il sole in terrazzo, starsene sul divano, suonare uno strumento, scrivere, leggere e fare di conto … ovviamente, chi aveva il cane, uscire un po’, in una Bologna deserta come si vede nel video.

È proprio dalla Bologna alternativa che è nata l’esigenza di raccontarsi con ironia e verità. Un po’ per tirarsi fuori dalla depressione, dalla crisi sociale di questi tristi e assurdi giorni, un po’ per fare “qualcosa di completamente diverso”, per dirla alla Monty Python. Elastico faART e la Collettiva ElettroniKa, due collettivi artistici e transfemministi della città emiliana, hanno supportato il video del pezzo di UNA ed Elettra Irregolare. Ho voluto parlare con UNA, artista che conosco e apprezzo, per capire come è la situazione della nostra musica alternativa oggi.

Due chiacchiere con UNA

Smemoranda: Come se la passa la musica indie ai tempi del coronavirus?
UNA: Posso dire male? Io come tanti ho dovuto annullare l’intero tour da maggio a ottobre, non ci sono prospettive di recupero al momento, nessuno accenna alla ripresa dei concerti e l’estate sarà persa del tutto perché i pochi luoghi che resisteranno alla crisi post covid, dovranno limitare e contingentare gli accessi talmente tanto da non riuscire a permettersi dei cachet per i musicisti.

Come è nato Tacchi a spillo e mascherina
È un pezzo scritto e prodotto in una dimensione totalmente casalinga (per ovvie ragioni). Io e la mia compagna che è una dj, abbiamo condiviso la quarantena h24 insieme al nostro cane, Tao. Siamo entrambe due persone abituate a stare in mezzo alla gente e a viaggiare, per cui Tacchi a spillo e mascherina è stata la nostra terapia, perché ci ha fatto viaggiare, seppur virtualmente, da Bologna a Miami, da Palermo a Berlino, ha aggregato persone da ogni luogo e le ha fatte divertire e ballare nelle loro stanze, sui loro balconi e divani.

Come è stato realizzato il video?
L’idea era quella di non far sentire nessuno da solo, di far sentire la gente unita e vicina nonostante il distanziamento sociale, nonostante la paura di stare male, la preoccupazione per i nostri cari e per le persone più vulnerabili. Maura Costantini di Visual Lab, con cui ho un sodalizio artistico, ha tradotto questo nostro desiderio in un mosaico video di frammenti di vite in quarantena. Non oso immaginare quanto sia stato difficile per lei montare immagini arrivate da ogni parte del mondo (circa 100 contributi) in formati e qualità differenti, ma non ci interessava la qualità dell’immagine, ciò che contava era reagire alla paura e alla tristezza con l’ironia e il sorriso, con resilienza e ottimismo. I contributi sono arrivati per lo più da artiste e artisti, musicisti, performer, dj ma anche semplicemente amanti della musica che nonostante la consapevolezza della gravità della situazione, non hanno perso il senso dell’umorismo e quel pizzico di cinismo che ci è sempre servito per sopravvivere. Il nostro motto è cambiato, il posto del rock’n’roll l’ha preso l’amuchina: sesso, alcol e amuchina, come si canta in Tacchi a spillo e mascherina.

Stai pensando a un nuovo disco, o in questo periodo no, proprio no? … vista l’incertezza.
Da un lato mi piacerebbe dirti di sì, ma mentirei. Non so quanto sia sensato continuare a pensare alla musica in termini di un “disco”. È già da un po’ che rifletto sugli enormi cambiamenti di fruizione della musica da parte della gente, sulla brevità della vita di un disco che per essere prodotto necessita di almeno sei mesi di lavoro, mentre per essere ascoltato sessanta minuti e poi avanti il prossimo. Questo evento catastrofico mi ha portata a ragionare su quanto probabilmente dobbiamo ripensare al modo di fare musica, abbandonando vecchi modelli che sono aimè meravigliosi (sono piena di vinili), ma ormai superati. Credo che continuerò a ragionare in termini di singolo e video, capaci di raccontare l’emozione del momento, l’adrenalina e l’entusiasmo che un’artista conserva dal momento della scrittura alla pubblicazione. Ma in Italia ci sono ancora etichette indie, webzine e agenzie di booking che ti chiedono il disco intero, perché incapaci di immaginare una maniera differente di intendere la promozione della musica e il suo consumo. I costi che comportano la produzione di un disco di circa dieci tracce, sono molto alti e per rientrare in quelle spese, a meno che non succede il fantomatico miracolo e non si faccia il “botto”, bisognerebbe fare almeno cento concerti in un anno e avere un seguito che ti sostenga comprando i tuoi cd, magliette, spille etc.
Con la crisi che travolgerà la maggior parte di noi, sia i concerti che il potere d’acquisto della gente calerà drasticamente, per cui dubito che il sistema della musica indie italiana continuerà a esser così cieca di fronte all’evidenza di mettere in atto un cambiamento.

Altro da dichiarare?
Nella mia ultima autocertificazione ho dichiarato che uscivo a fare jogging, ma poiché indossavo i Tacchi a Spillo, mi hanno fatto la multa. Spero che le istituzioni e la gente si prenda cura della bellezza e non dimentichi quanto la musica, la danza, l’arte, il teatro e il cinema siano importanti per la salute psicofisica di tutti. Siamo soggetti abili a dimenticare… ma se non teniamo a mente che molti luoghi che hanno prodotto cultura potrebbero chiudere e scomparire per sempre, rischieremo di svegliarci in un mondo ancora più ostile di quello che abbiamo lasciato.