Uno quattro zero otto, questi horror hanno rotto!

di Vera Trama

Recensioni
Uno quattro zero otto, questi horror hanno rotto!

Verrebbe da chiedersi: per chi vengono prodotti, oggi, tutti i “film ‘dde paura” che popolano il Grande Schermo?

Per gli appassionati evidentemente no, visto che un appassionato – in quanto tale – è spettatore critico e smaliziato, e difficilmente ama trovarsi davanti qualcosa che ha già visto. E perché, nel caso specifico del cinema horror, il senso di déjà-vu annienta per forza di cose quello di terrore.
Per i non appassionati, allora?
Improbabile, dal momento che chi non ama il genere non spende 7 euro e 50 per uscire dalla sala con i capelli dritti e la pelle d’oca (o con un incipiente senso di sonnolenza)…

Quindi? Un film come 1408 a chi dovrebbe essere destinato, considerando che è costato la non indifferente cifra di 25 milioni di dollari?
Difficile rispondere. Soprattutto perché, pur essendo l’ennesima variazione su temi abusati ormai fino alla noia, di milioni di dollari ne ha già incassati ben oltre i 75, siglando un successo al botteghino che non fa che infittire il mistero di cui sopra.
Tratto da un racconto di Stephen King – che dicono essere, tuttavia, decisamente più spaventoso -, 1408 racconta la notte da incubo trascorsa da Mike Enslin (John Cusack), autore di guide di alberghi (presuntamente) infestati, nella stanza 1408 del Dolphin Hotel di New York, nella quale nessuno è riuscito a sopravvivere per più di un’ora senza fare una tragica fine. Inizialmente scettico come da copione, Enslin scoprirà invece che le “leggende metropolitane” circolanti sulla camera sono effettivamente vere, e che dal passato qualcuno è tornato a reclamare il suo corpo e la sua mente…

Non il massimo dell’originalità, insomma.
Anche perché, al di là del soggetto, l’intero immaginario visivo è a sua volta un concentrato di situazioni da canovaccio: porte che si chiudono, porte che non si riaprono, quadri che prendono vita, allucinazioni scambiate per realtà scambiata per allucinazioni, finestre sul vuoto, spettri, condotti dell’aria, parenti defunti inspiegabilmente riapparsi, telefoni che squillano, webcam impazzite, incendi, bambini scheletrici, sensi di colpa paterni e qualsiasi altro dettaglio abbiate già trovato in almeno altre 500 opere analoghe.
Certo, John Cusack è molto più credibile di gran parte dei protagonisti di quelle 500 opere e, trattandosi fondamentalmente di un “one man show”, 1408 si lascia almeno guardare per la sua caparbia e delirante interpretazione. Ma il resto? Il resto è un semplice “Qualsiasi cosa vi immaginate che accada, accadrà”, compreso il finale con il solito “colpo di scena” (anzi due; il primo, visto che non è quello conclusivo, ve lo riveliamo: a un certo punto la storia sembra ricominciare da capo come se fino a quel momento si fosse trattato soltanto di un incubo. Davvero sorprendente, eh?) che in nome dell’effetto di spiazzamento sullo spettatore genera una concatenazione di domande irrisolte che non portano a niente.
E’ sempre il solito discorso: fa molta più paura pernottare in un albergo vero, e poi leggere il conto il mattino successivo…

consigliato solo ai fans di john cusack