Quinta tappa Diario del Viaggio delle Stelle: il valore è la Bellezza

di B.Livers

Il viaggio delle stelle

Diario della quinta tappa del Viaggio delle Stelle, la lunga pedalata dei B.Livers con le e-bike che arriverà fino a Cortina dove porteranno la bandiera del Comitato Olimpico 2026.

Ogni tappa ha un valore, per la quinta è bellezza.

Mercoledì 29 maggio – 5° tappa
Susegana e dintorni

Fermati, dai. Un attimo. Hai pedalato con noi per 300 chilometri, puoi prendere un momento di respiro.

Siamo a casa, nella tenuta di Borgoluce, circondati da amici, sorrisi, prosecco e pedalate tra le colline. I germogli della vite sono di un colore acceso, pronti ad accogliere ogni raggio di sole che fa capolino tra le nuvole. Per la prima volta possiamo goderci un giorno di riposo, sapendo di dormire due notti di seguito tra mura accoglienti e conosciute. Siamo noi, tutti, pronti a goderci ogni sfumatura di colore, ogni goccia di pioggia, ogni sfaccettatura di borghi e vigne che accarezzano le sponde del Piave. Fare colazione insieme, tra le facce ancora assonnate e quelle già fin troppo sveglie, ci ricorda quando sia importante la condivisione sin dall’inizio di aspettative, pensieri e progetti per la giornata che ci aspetta. Il buongiorno ci viene augurato tra croissant caldi e mirtilli appena colti. Respiriamo, al pensiero di poterci godere la giornata senza l’ansia dei chilometri da macinare sotto le ruote. Rincorriamo bellezza e lei rincorre noi, accerchiandoci e mostrandosi dietro ogni angolo.

Il museo etnografico della cultura agricola ci riporta alla mente lo sforzo muscolare delle spalle sotto il peso delle gerle, dei campi innevati e delle estati roventi. Le parti più antiche del Centro Mandre risalgono alla seconda metà del 1700, l’indizio è una meridiana antica che non segna le solite ventiquattro ore ma le ore di sole all’intero di una giornata che variano a seconda della stagione. Visitiamo l’Officina degli Attrezzi: un salone immenso che ci fa perdere il fiato, ricca di attrezzi, carretti, aratri, bilance e oggetti di tutti i giorni usati nel contado. Un vero salto nel passato che ci riporta alle origini contadine di molti di noi, raccontateci dai nostri nonni, all’immagine di quei tempi, dove le ore erano scandite dal sole che batteva sui campi, che a volte, nei mesi estivi, era tanto, ma che d’inverno si vedeva di rado. Il fiato viene a mancare ripensando a tutti gli agi che ci sono oggigiorno, a quanto valga il tempo e a quanta bellezza ci perdiamo a causa dell’ossessione per i secondi. Momenti, attimi in cui potremmo benissimo fare a meno del nostro orologio per qualche minuto e vivere quello che facciamo con serenità.

Il giro prosegue attraverso la sala mensa della caserma Madre, un fabbricato che nel 1915 fu confiscato dall’esercito del Regno d’Italia per l’istruzione dell’ordine dei Bombardieri del Re che avevano il compito di bombardare e aprire il fronte nemico sulla trincea durante la Grande Guerra. Luisa, la nostra guida, ci porta a fare un viaggio emozionate attraverso le trincee e le usanze dei soldati.
Lettere, foto, armi, racconti, e la visita alle trincee durante la biciclettata del pomeriggio ci hanno permesso di aprire una parentesi di riflessione su uno dei periodi più bui della storia contemporanea. La guerra più sanguinosa, cruenta e spietata mai conosciuta dove il rumore delle bombe distruggeva i timpani dei soldati e i gas distruggevano lentamente i polmoni.
Una guerra lunga, troppo lunga che ha sterminato intere generazioni di italiani che a malapena si rendevano conto di essere sotto la stessa nazione, che parlavano lingue diverse e che troppo giovani sono stati mandati a morire in buchi scavati tra le montagne.
Il Piave, ha vissuto la Grande Guerra da protagonista e le storie che questi posti ci possono narrare sono infinite.
A non troppi chilometri ci sono Caporetto e Vittorio Veneto, la battaglia della disfatta e la battaglia che decisiva per la vittoria degli Alleati.
Mentre pedalavamo verso le trincee ci è stato inevitabile riflettere sulla bellezza che ci circonda (una bellezza ottenuta dopo tanto dolore, dopo tante guerre): la bellezza dell’essere umano, quello che è riuscito a costruire durante i secoli passando dall’aratro in legno al trattore, e su tutto quello che è anche riuscito a distruggere, compreso sé stesso.
Durante la guerra l’uomo viene azzerato, viene mandato in prima linea per morire e fare strada alle linee che seguono.
Ma la bellezza si vede anche in questo. Si vede nelle lettere scritte dai soldati alla famiglia, si vede negli attrezzi che si usavano per lavorare i campi, si sente attraverso le storie che si hanno da raccontare e la si vive ogni giorni nei momenti in cui l’orologio smette di assillarci.
La bellezza di ogni piccola cosa, di ogni attimo di felicità che ci teniamo stretto in un ricordo e la bellezza nelle imperfezioni e nelle contradizioni che ci caratterizzano.

La bellezza degli incontri nuovi come quello con Yulia Baykova che ci ha regalato momenti di condivisione molto forti e un modo diverso di camminare a cui non avevamo mai pensato; la bellezza di ritrovare in questo viaggio vecchi amici come Corrado e tutto il team del Vibram Sole Factor Truck giunti a festeggiare con noi questa tappa, che si è conclusa niente di meno che con una magnifica cena in compagnia del mitico Kristian Ghedina e di tante persone venute a incontrarci per darci la spinta per continuare il nostro viaggio.

Ancora una volta ringraziamo Caterina, Ninni, Lodovico e Stefano di Borgoluce per aver reso possibile questa giornata e per l’accoglienza che ha dimostrato… soprattutto durante i pasti!

Un invito a riflettere nelle giornate che verranno, un invito che facciamo a noi stessi mentre scriviamo: cerchiamo tutti di vivere al meglio la nostra vita, lasciano da parte le ansie inutili, e magari potremmo accorgerci di quel fiore bellissimo che spunta dal ciglio della strada senza farci distrarre dal “tran-tran” che troppo speso ci inghiotte.

IL TRACCIATO
420 km, 7 tappe, 8 giorni in sella

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