Vogliamo più videogame che fanno ridere!

di Redazione Smemoranda

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Vogliamo più videogame che fanno ridere!

Ci avete mai pensato? Una volta si usava molto di più l’umorismo nei videogame. C’erano molti più videogiochi scritti come delle grandi commedie. Durante l’epoca d’oro delle avventure grafiche, dalla Lucasarts in giù, c’è stato un momento nella storia dei videogame in cui  le commedie erano i giochi più attesi e venduti: Monkey Island, Day of the Tentacle, Grim Fandango. E non era solo una questione di scrittura, era anche l’assurdità delle situazioni, degli oggetti, dei mondi con cui ti trovavi ad avere a che fare: tutto era estremamente ironico e folle in quei giochi. Ed è il motivo per cui sono dei capolavori. Però l’avanzamento tecnologico e l’esplosione del mercato dei videogame, se da una parte ci hanno regalato opere meravigliose, dall’altra hanno un po’ ucciso l’idea di gioco divertente.

Da Lara Croft in poi, il passaggio alla grafica tridimensionale, con i poligoni della prima Playstation, ha cambiato il tipo di giochi con cui si giocava: i videogame sono diventati più realistici, più costosi, più di successo. E purtroppo, inevitabilmente più seri.

Qual è il simbolo dei videogame narrativi moderni? Può essere ad esempio The Last of Us, no? Che è un gioco tremendamente serio, per un motivo molto semplice. Cioè che l’umorismo è una cosa estremamente personale: una cosa che fa ridere me magari non fa ridere mia madre, mia sorella o il mio migliore amico. E anche geograficamente, una cosa che fa ridere me magari non fa ridere un indiano o un cinese. Magari sì, ma non è detto. Quindi se tu devi produrre un mega gioco tripla A con un budget milionario, forse l’umorismo è un rischio che non ti puoi permettere (“E se la gente non capisce?”). Ecco perché l’umorismo che ancora possiamo vedere nei videogiochi oggi è un umorismo semplice e universale, come quello di Fall Guys. Una persona che cade fa ridere a tutte le latitudini, a Mosca come a Canosa di Puglia. Quindi si capisce che quell’umorismo lì può ancora esistere. Invece è più difficile proporre al mercato grandi commedie in forma di grandi videogame.

Ma forse è il caso di provarci, anche se è difficile! Non cadiamo nell’idea che hanno un po’ anche quelli del cinema, e cioè che i film comici non sono capolavori. Non è solo il drammatico che fa il capolavoro. Lasciateci fare un appello, da questo angolo di mondo: vogliamo più giochi divertenti, più giochi che fanno ridere. Se non altro perché in questo momento storico ce n’è bisogno.