Vita da quarantena: io in casa con i miei cinque fratelli (+ 2 genitori e un cane)

di Giovanna Donini

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Vita da quarantena: io in casa con i miei cinque fratelli (+ 2 genitori e un cane)

Questi giorni sono deliranti: è difficile riuscire a restare calmi, a restare saldi, a restare sempre e solo a casa anche se, purtroppo, qualcuno ancora non si rende conto della gravità del suo gesto continuando ad andare in giro. Fuori la situazione è drammatica e dentro siamo e ci sentiamo in molti, topi in gabbia, con emozioni forti da vivere e ognuno con piccoli grandi dramma nel dramma da gestire.

Ecco, in questi giorni deliranti mi capita spesso di pensare alle persone che stimo e mi fanno ridere e, come nel mio caso, lo fanno di mestiere.  Davide Calgaro è il comico più giovane d’Italia e poco prima che succedesse tutto questo era al cinema tra i protagonisti di Odio l’Estate, l’ultimo film di Aldo Giovanni e Giacomo e stava portando nei teatri italiani il suo primo spettacolo “Questa casa non è un albergo” scritto con Teo Guadalupi, ottenendo numerosi consensi.

Così ho deciso di intervistarlo per sapere come va e come sta, insomma come sta vivendo questi giorni di quarantena.

Ciao Davide, dove sei, con chi sei, ma soprattutto come stai?

Ciao Giovanna, sono chiaramente a casa, insieme ai miei genitori, le mie due sorelle e i miei tre fratelli. Devo dire che sto bene, in fondo essere costretto per un mese in casa coi propri genitori, due sorelle e tre fratelli è il sogno di ogni adolescente… Sembra la trama di una sitcom anni ’90 con la differenza che personalmente non ci trovo un cazzo da ridere.

Come trascorri le tue giornate?

Vorrei davvero tanto dire che sto lavorando e scrivendo molto, ma la verità è che quella della “sitcom anni 90” è la prima battuta che scrivo da quando sono chiuso in casa. Sto provando a recuperare dei film cult che non avevo ancora visto e a riprendere delle serie TV abbandonate.
Di tanto in tanto porto fuori il cane e ascolto le tesi illuminate delle padrone degli altri cani, tutte rinomate virologhe.

In questo momento, secondo te, quali sono le cose perdute, le cose che facevi abitualmente e che ora non puoi fare più? Banalmente se vuoi: cosa ti manca di più?

Le serate a teatro e nei locali.

davide-calgaro

Qual è la prima cosa che farai appena torneremo di nuovo liberi di vivere?

Credo andrò all’area cani, non potrei mai perdermi le opinioni conclusive del team di esperti.

Ognuno di noi, secondo me, sta vivendo un piccolo grande dramma nel dramma. Ci sono le famiglie con i figli piccoli che non sanno più cosa inventarsi per aiutare i piccoli a distrarsi e dove forse tutte le regole montessoriane sono saltate, ci sono le famiglie con i figli adolescenti (più o meno come te) che non sanno più come fare per convincerli a non uscire, ho sentito di gente che li ha chiusi in camera e ha buttato la chiave, ci sono quelli con il marito o con la moglie a casa e con l’amante in un’altra casa… insomma tu che dramma nel dramma stai vivendo se lo stai vivendo?

Il mio dramma nel dramma è che siamo tanti e si stanno creando delle dinamiche molto particolari. Se qualcuno di noi esce per motivi giudicati futili viene definito “untore” da tutti gli altri e allontanato tempestivamente. Stiamo iniziando a litigare per il cibo e ascoltiamo le notizie tutti insieme con le distanze di sicurezza. Si respira l’atmosfera descritta da Manzoni nei Promessi Sposi…Quindi non mi resta che sperare nella Provvidenza.

Per favore convinci un tuo coetaneo a restare a casa. Cosa gli dici?

Se esci, i tuoi genitori avrebbero la casa libera e rischieresti di ritrovarti un fratellino. Non correre questo rischio inutile.  Fidati di chi la casa l’ha lasciata fin troppo libera in passato…

In piena emergenza coronavirus l’assalto non è solo ai supermercati. Negli Stati Uniti decine di persone si sono messe in coda fuori dalle armerie per assicurarsi una pistola o un fucile come forma di protezione personale nel caso dovessero scoppiare disordini…noi nel frattempo abbiamo fatto rifornimento di pasta e pizze surgelate…cosa ne pensi?

Penso che, se scoppiassero disordini qui in Italia, pasta e pizze surgelate non sarebbero un granché per combattere. A parte questa cazzata che ci tenevo a dire sono abbastanza sconcertato da queste notizie, sia dall’Italia che dall’America. Mi spaventa sapere che basti questo per scatenare una tale isteria generale.

I social e la tecnologia ci stanno salvando. Possiamo continuare a comunicare…a guardarci in faccia a distanza…tu che sei un nativo digitale, in questo senso sei avvantaggiato giusto? Come li usi in questo momento?

Mai come ora mi sto accorgendo che i vari social, da soli, non avvicinano realmente le persone e che la sensazione che abbiamo di sentirci vicini sia un’illusione. Ora che siamo forzatamente soli abbiamo l’occasione di renderci conto che like, foto, messaggi e videochiamate contano fino a un certo punto.

In questi giorni mi sono interrogata spesso con i miei colleghi (autori, comici, etc) sul tema legato alla missione del comico. Secondo te i comici devono smetterla di farci ridere su tutto oppure devono farlo oggi più che mai?

Penso che sia fondamentale ridere in questi momenti, non solo per alleggerire e scaricare la tensione, ma soprattutto per aiutarci a vedere i lati buffi della cosa e a non farci spaventare eccessivamente. È bello ad esempio che molti personaggi dello spettacolo abbiano fatto dirette suonando, recitando o cantando, lo avrei fatto volentieri anche io, se avessi una camera solo per me.

C’è una cosa che infastidisce molto i comici, quando qualcuno dice: “Ah, sei un comico?” Allora facci ridere!”. Io non mi permetterei mai di chiedertelo ma vista la situazione me ne frego e ti chiedo: Davide, Facci ridere!

Mi sono reso conto che ho fatto per la prima volta uno spettacolo in teatro, hanno chiuso tutti i teatri e non ho detto niente. Ho fatto un film, hanno chiuso tutti i cinema e non ho detto niente. Ora sono a un passo dal fare sesso con una e costringere tutti a stare a un metro di distanza, mi sembra sinceramente eccessivo.