Vita da quarantena con Luca Cupani: a Londra è sparita la carta igienica

di Giovanna Donini

Per alcuni da più di un mese, per altri da poche settimane, la quarantena è ormai realtà per tutti noi.

In questi giorni deliranti mi capita spesso di pensare alle persone che stimo e mi fanno ridere e, come nel mio caso, lo fanno di mestiere. Come Luca Cupani, giovane e promettente stand up comedian italiano espatriato a Londra, cattolico praticante e ipocondriaco osservante.

Prima che accadesse tutto questo gran casino del coronavirus si esibiva regolarmente nei comedy club di Londra e in Italia con lo spettacolo “Italiano ma non troppo” dove racconta a ruota libera la sua esperienza di giovane migrante, tra insoddisfazione professionale, parallelismi culturali e pungente ironia sulla politica dei due paesi, Italia e Inghilterra. Oggi anche lui sta passando il suo tempo in casa. Ho deciso di intervistarlo per sapere come va e come sta, insomma come sta vivendo questi giorni di quarantena.

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1. Ciao Luca, dove sei, con chi sei (se sei con qualcuno), ma soprattutto come stai?

Ciao Giovanna! Sono a casa a Londra, più precisamente nel quartiere di Islington, insieme a mia moglie e per ora stiamo bene. Londra non si è ancora fermata del tutto, ma dal 20 marzo pub e ristoranti sono chiusi e c’è molta meno gente per strada: si può ancora uscire, ma consigliano di farlo solo per lavoro o necessità e facendo in modo di stare ad almeno 2 metri da tutti.

2. Come trascorri le tue giornate?

Parto sempre con le migliori intenzioni: fare un sacco di cose, mangiare sano, lavorare al computer per creare materiale comico da mettere on line, fare un po’ di ginnastica e leggere un buon libro alla sera. Alla fine della giornata mi accorgo di aver:
saltato il pranzo ma accorpato la colazione alla cena, mangiando ogni tre ore e passando dal caffelatte alla birra;
– controllato ogni ora i grafici della Protezione Civile in Italia e la situazione qui a Londra come se fossi un virologo di fama, ma senza capirci niente;
guardato per sei ore le storie instagram di quelli che seguo, pensando “ah, ecco, avrei dovuto fare così anch’io”.
E il tutto facendo non più di venti passi in casa…

3. In questo momento, secondo te, quali sono le cose perdute, le cose che facevi abitualmente e che ora non puoi fare più? Banalmente se vuoi: cosa ti manca di più?

Mi mancano i comedy club, l’energia del pubblico, le chiacchiere coi colleghi e la magia di Londra di notte… ma fra un po’ mi mancherà anche la carta igienica (che è praticamente sparita da tutti i negozi e in casa sta finendo).

4. Qual è la prima cosa che farai appena torneremo di nuovo liberi di vivere?

Prenoterò una vacanza in Italia, sperando che non mi mettano in quarantena all’arrivo.

5. Ognuno di noi, secondo me, sta vivendo un piccolo grande dramma nel dramma. Ci sono le famiglie con i figli piccoli che non sanno più cosa inventarsi per aiutare i piccoli a distrarsi e dove le utili regole montessoriane sono tutte saltate, ci sono le famiglie con i figli adolescenti che non sanno più come fare per convincerli a non uscire, ho sentito di gente che li ha chiusi in camera e ha buttato la chiave, ci sono quelli con il marito o con la moglie a casa e con l’amante in un’altra casa… insomma tu che dramma nel dramma stai vivendo se lo stai vivendo?

Per ora va tutto bene, io e mia moglie ci aiutiamo molto a vicenda e ci sosteniamo, l’unico vero problema, a parte ammalarsi, ovviamente, sarebbe se internet dovesse bloccarsi… ecco, non oso pensarci!

6. Facciamo un esperimento: per favore convinci con una tua battuta un iperattivo a restare a casa. Cosa gli dici?

Ah, lei sta per uscire? Non riesce a stare fermo con una giornata così bella? Beh, la capisco: poi ha visto che adesso, senza lo smog, nelle città italiane sono tornati i cigni, i delfini, i cinghiali e i branchi di lupi affamati? Buona passeggiata!

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7. In piena emergenza coronavirus l’assalto non è solo ai supermercati. Negli Stati Uniti decine di persone si sono messe in coda fuori dalle armerie per assicurarsi una pistola o un fucile come forma di protezione personale nel caso dovessero scoppiare disordini…, noi nel frattempo abbiamo fatto rifornimento di pasta e pizze surgelate…a Londra o più in generale gli inglesi come la stanno prendendo?

A Londra hanno saccheggiato i supermercati come da noi, ma soprattutto hanno preso rotoli e rotoli di carta igienica, tipo 70-80 rotoli a persona, forse non hanno capito che il virus attacca i polmoni, o forse avere un bidet rende la quarantena più semplice. Quindi ora la carta igienica è quasi introvabile e nei negozi puoi comprarne massimo 4 rotoli per volta… Per il resto i britannici mi sembrano ancora abbastanza tranquilli, la quarantena è appena iniziata e rispetto all’Italia è una cosa soft, ma in generale sono più sobri: per esempio, il governo ha detto che si aspetta almeno 20mila morti e nessuno ha battuto ciglio.

8. Che dicono o che si dice a Londra in questo momento degli italiani?

Ho l’impressione che ispiriamo simpatia: per fortuna non ci considerano gli untori d’Europa, anche perché chissà chi era mai questo paziente zero, anzi l’averci visto così colpiti e al tempo stesso uniti con i canti dal balcone ecc. ha ispirato un certo affetto. Siamo riusciti insomma a trasmettere un’immagine positiva nonostante la disorganizzazione, i ritardi e le solite polemiche un po’ sterili.

9. I social e la tecnologia ci stanno salvando. Possiamo continuare a comunicare…a guardarci in faccia a distanza…tu Come li usi in questo momento?

Ne approfitto per contattare amici vicini e lontani, perché il paradosso di questa situazione è che chi vive a 10 minuti da casa mia ora è irraggiungibile come chi sta dall’altra parte del mondo. E poi cerco di fare video o altre cose comiche che mi permettano di “esistere” sul web e strappare una risata a chi si trova chiuso in casa, ma non sono ancora abbastanza “social’, devo migliorare tanto.

10. In questi giorni mi sono interrogata spesso con i miei colleghi (autori, comici, etc) sul tema legato alla missione del comico. Secondo te i comici devono smetterla di farci ridere su tutto oppure devono farlo oggi più che mai?

Ti rispondo così: qualche sera fa mi ha scritto una persona che lavora in un reparto Covid a Bergamo, per dirmi che i miei video le avevano fatto compagnia e che noi comici miglioriamo le loro giornate.

11. C’è una cosa che infastidisce molto i comici, quando qualcuno dice: “Ah, sei un comico?” allora facci ridere!”. Io non mi permetterei mai di chiedertelo ma vista la situazione me ne frego e ti chiedo: Luca, Facci ridere!

Dunque, vediamo… io sono ottimista per natura, quindi cerco di trovare il lato positivo in tutte le cose: pensa a come sarà facile per gli studenti fra qualche anno ricordarsi di questa pandemia scoppiata in un anno così tondo, 2020! Vuoi mettere? Molto più facile della peste del 1348… Anzi, già mi immagino la domanda a trabocchetto nei quiz della maturità del 2043:

“Il candidato/a risponda con una crocetta sulla risposta corretta”: Come si chiamava la malattia che causò la pandemia del 2020?
A – Covid-20
B – Covid-19
C – #stateacasa
D – Bat-zuppa