Voltarelli canta Profazio

di L'Alligatore

Recensioni
Voltarelli canta Profazio

Non è semplicemente un disco: è un disco, un libro, delle opere d’arte moderna, un mondo… il meridione d’Italia, in particolare la Calabria, terra di Profazio, terra di Peppe Voltarelli, menestrello giramondo.

Dieci pezzi cantati con convinzione, consapevole di raccontare storie di una regione forte, nel bene e nel male, ma che possono capire tutti, anche chi, come il sottoscritto, vive in altri contesti geografici. C’è un’ironia di fondo, accompagnata dal senso del dramma, entrambe inevitabili viste le tematiche: mafia, emigrazione, periferie abbandonate, un senso dello stato debole, perché debole fin dall’Unità d’Italia. E poi la chitarra classica, tamburi, fisarmonica, banjo mandoloncello, strumenti etnici da leccarsi i baffi… come quelli di Voltarelli.  

Quando l’ascolto mi perdo dietro a certi suoni, all’impostazione della voce, a certe melodie, tanto da rendere impossibile l’ascolto/analisi di ogni singolo brano, così ritento rifacendo ripartire il lettore cd. Quello che resta più impresso nella memoria, e forse gli riassume tutti è “Qua si campa d’aria”: sarcasmo a piene mani sul meridione, dove si “campa d’aria”, non c’è bisogno di nulla, di strutture produttive, ospedali (non si muore, se non si viene ucciso)… un capolavoro.

Significative anche “Mafia e parrini”, gran folk cantautorale sulla mafia e “Stornelli calabresi”, per il colore nel suono, con un arrangiamento da applausi a scena aperta. Come sono da applausi la copertina e le opere interne, di Anna e Rosaria Corcione, tese a omaggiare Mimmo Rotella e i suoi decollage (vedere per credere).
Uno dei dischi più originali dell’anno. Meglio, uno dei più importanti…