Waldeck, Gran Paradiso

di L'Alligatore

Recensioni
Waldeck, Gran Paradiso

Disco incredibile, magico, beat, nostalgico, di quella nostalgia bella, simpatica, con un senso ben preciso. Il senso qui è la nostalgia per una certa musica italiana che ha affascinato il mondo, con i suoi violini, le trombe, certi ritmi, strumenti musicali regionali, la capacità di inglobare musiche di altri mondi per crearne altri.

In una parola Spaghetti Western, al quale l’austriaco Klaus Waldeck fa esplicito riferimento. Tredici pezzi cinematici in modo primario, capaci di far pensare a film, registi, attori: “Shala Lala Lalala”, autentico cult dal ritmo beat e il testo filosofico (a Tarantino piacerebbe un sacco), “Illusione”, sentimentale, passionale, languido, cantato in modo impeccabile da Heidi (le canta quasi tutte lei) sarebbe perfetto per un almodovardrama, “Rio Grande”, immenso, con dentro tante cose, dai Blues Brothers allo scacciapensieri siciliano, “Bello ciao”, testo surreale, atmosfera felliniana (e trombe, tromboni…).

“Gran Paradiso” contiene tanti dischi, li senti ri-suonare a ogni ascolto, ma allo stesso tempo è un album attuale, compatto, non perde mai il filo del discorso, con ironia e malinconia. Se dovessi riassumerlo in una parola direi Stracult!