Wandavision: cosa rimane dopo il finale?

di Redazione Smemoranda

Recensioni
Wandavision: cosa rimane dopo il finale?

Il 2021 ci sta portando in dote come prima cosa la nuova fase del Marvel Cinematic Universe, che doveva cominciare al cinema già nel 2020 con Black Widow e Eternals, e invece niente, è cominciata in televisione. È cominciata con WandaVision, una miniserie che – ora che ha completato la sua prima e unica stagione – forse ha convinto i 73 milioni di abbonati al servizio streaming Disney+ che valeva la pena farlo, sto abbonamento. Perché per il resto finora su quelle frequenze non si è vista roba entusiasmante (tranne forse Soul).

Marvel come sapete è parte dell’impero Disney, e non è più solo una casa editrice di fumetti, ma un impero multimediale in cui i fumetti hanno un ruolo sempre più marginale. Il 2020 doveva segnare l’inizio del quarto arco narrativo grazie ai succitati film, e invece tutto è slittato al 2021 con Wandavision, serie con protagonisti La Visione e Scarlet Witch, appunto. Ora, perdonatemi la divagazione personale: sono stato davvero felice di vedere questa serie, ma allo stesso tempo ho pensato che in realtà sarei stato contento di qualsiasi prodotto Marvel, a questo punto: la mia capacità di giudizio è stata totalmente annebbiata dall’astinenza del 2020. Detto ciò, andiamo con WandaVision.

Possibile che il prodotto più raffinato e profondo della televisione americana di questo primo scorcio del 2021 sia anche quello apparentemente più mainstream? Strano a dirsi. Eppure sull’ultima serie televisiva con protagonisti supereroi Marvel si potrebbero scrivere interi saggi, tra semiologia, simbologia e storia dei media. Ok, è un fatto che ci interessa poco, però dimostra che dietro un grande intrattenimento c’è di più.

Una serie supereroica diversa da tutte le altre

La serie si sviluppa su due piani: uno più tradizionale, che porta avanti la narrazione del Marvel Cinematic Universe, e uno completamente inedito, che vede i due protagonisti mettere in scena una vita ricalcata sulle sit-comedy televisive dell’ultimo mezzo secolo americano. Nel primo episodio quelle degli anni Cinquanta, come Il Dick Van Dyke Show; nel secondo quelle degli anni Sessanta, come Vita da strega; nel terzo quelle degli anni Settanta, come La famiglia Brady; nel quinto quelle degli anni Ottanta, come Genitori in blue jeans; le ultime puntate hanno colmato il gap che separava il tempo della serie dal presente, con puntate ispirate a serie come Malcolm (primi Duemila) o Modern Family (dieci stagioni dal 2009 al 2020).

Insomma, un’altra prova che il genere supereroico è sempre più lontano dalla carta stampata: se fino a qualche anno fa la vita dei personaggi Marvel sugli schermi era sempre legata a doppio filo ai fumetti scritti e disegnati dalla metà del ventesimo secolo in poi, oggi la Marvel in tv reinterpreta la storia della televisione stessa. Si tratta di un cambiamento cosmico.

Le serie TV diventano adulte?

WandaVision rappresenta inoltre il culmine del percorso che ha portato fumetti e serie televisive verso una nuova era di maturità e autoconsapevolezza: quando un medium diventa in qualche misura “adulto”, prende a giocare con la sua stessa storia, dando corpo a nuove narrazioni, assai più stratificate delle precedenti, complesse e riconducibili alle forme postmoderne del pastiche e del citazionismo. Nel caso di WandaVision, il risultato è che si allargano notevolmente i confini del cosiddetto fan service: gli easter egg non sono più destinati solo agli amanti del genere supereroico, ma a chiunque sia stato esposto ai prodotti della cultura popolare nell’ultimo mezzo secolo.

C’è molto altro, troppo materiale e troppo complesso per una semplice recensione. Ci facciamo bastare il risultato.