Watchmen

di Michele R. Serra

Recensioni
Watchmen

Il film più atteso di questa prima parte dell’anno 2009? Poteva essere peggio. Non è un commento molto approfondito, ma è la prima cosa che viene da pensare uscendo dal cinema.

Non che il regista Zack Snyder abbia rovinato Watchmen, ma il suo film finirà per non soddisfare appieno né gli spettatori occasionali, né i molti che hanno già letto il romanzo a fumetti da cui è tratto, pubblicato per la prima volta nel 1986: capolavoro di Alan Moore, lo scrittore inglese dalla cui penna sono usciti romanzi a fumetti poi trasportati con successo al cinema, come La leggenda degli uomini straordinari e V for Vendetta. Senza accennare alla trama, basta dire che stiamo parlando dell’equivalente supereroico del Signore degli Anelli, il che spiega la durata della pellicola (quasi tre ore). È davvero il tempo minimo per raccontare una storia ultra-complessa, con almeno una mezza dozzina di protagonisti, piena di azione, analisi psicologica, giallo, satira sociopolitica, fantascienza storica… Insomma, materiale che sembra davvero troppo per qualsiasi regista.

Snyder nel 2006 aveva adattato con grande successo il fumetto di Frank Miller 300, e lì la scelta di rimanere molto aderente all’opera originale aveva pagato, visto che si trattava di una vicenda piuttosto lineare. Ma nel caso di Watchmen, se si prova a raccontare tutto, l’effetto-polpettone diventa quasi inevitabile. E infatti le scene si accavallano le une sulle altre, costringendo il montatore a tagli repentini (anche questi, del resto, simili a quelli del fumetto) per cercare di stare dietro a una storia in cui l’azione si svolge contemporaneamente a New York e su Marte.
Possiamo però dire che questo sia, in fondo, un difetto giustificabile. Meno comprensibile è l’aspetto cheap di alcuni effetti speciali (in particolar modo, quelli legati al personaggio semidivino Dr. Manhattan), davvero lontani dalla perfezione.Un discorso a parte riguarda la colonna sonora: Snyder apre il suo film con cinque minuti buoni di Bob Dylan (The Times They Are A-Changin’), e spesso costruisce lunghe sequenze musicali in cui brani ultra-famosi (All Along the Watchtower nella versione di Hendrix, Allelujah di Leonard Cohen) finiscono per prendere il sopravvento sulle immagini. Risultato? Allo spettatore, sembra di osservare un costoso videoclip.

Sarà stata la paura di sbagliare, o forse la troppa ammirazione nei confronti del graphic novel. In ogni caso, Zack Snyder mette insieme un film poco riuscito, incompiuto dal punto di vista cinematografico, senza slanci creativi personali. Una “versione” che assomiglia molto a una riduzione. Tuttavia, il film scorre senza annoiare per due ore e quaranta. Ci accontentiamo?