Werner: Oil tries to be water

di L'Alligatore

Recensioni
Werner: Oil tries to be water

Werner come Werner Herzog, il cineasta tedesco spesso citato dai nostri più interessanti giovani musicanti, e questi Werner sono interessantissimi, belli da vedere, ottimi da ascoltare. Folk-rock con alcune venature di musica classica, canzoni minimali sotto forma di storie fiabesche come ti immagini appena vedi il trio in postazione. Un modo di concepire la musica decisamente originale, ormai tipico della White Birch Records, giovane label toscana solo alla terza uscita.

Stefano, chitarra/voce, Elettra, piano, Alessia, violoncello, pure autrice della copertina e del delizioso artwork personalizzato (è Cuore di Cane, talento anche con la matita in mano), riescono a conquistare i cuori da “Valzer for Annie”, che piacerà da subito ai fans di Damien Rice, fino al pezzo finale, dove fondono mirabilmente la musica classica con la psichedelia. Onirici in “Homesleeping”, terribilmente indie-rock in “Blue sea of Runa” (forse il mio pezzo preferito), suonano Satie senza timore, incantano nella filmica “Why didn’t you?” (prima voce e piano malinconici, poi, dolente, il violoncello).

Prezioso omaggio al Werner Herzog più lucido e fondamentale, visto che il titolo dell’album allude dichiaratamente alle parole che usa in uno dei suoi documentari più importanti, “Apocalisse nel deserto” nel quale si vedono dall’alto pozze giganti di liquido scuro, petrolio appunto, che sembra acqua: “Oil tries to be water” … da non perdere.