Whitney Houston, brufoli e ricordi

di Alessia Gemma

News
Whitney Houston, brufoli e ricordi

È morta pure Whitney Houston.

Mi assale allora un gran senso d’inadeguatezza leggendo su tutti i social network mille tributi, soprattutto quelli degli insospettabili, perché io so benissimo chi era Whitney, mi è tanto familiare, ma ricordo solo e soltanto una sua canzone. Eppure mi dispiace.

In realtà di lei me ne fregavo, quando era in vita: non ho mai comprato un suo disco (anzi aspetta… sì, lo regalai ai miei genitori quando ero ragazzina perché mia madre diceva che era romantica e mio padre diceva che era bona). Eppure un rigurgito di tristezza mi assale, un po’ per la notizia di una morte che ha sempre il vizio di fare questo effetto, un po’ per la fine di quella che fu la protagonista di una mia giornata da adolescente. 13 anni, cinema di provincia, a Ceprano, “Guardia del corpo” insieme ai miei amici e insieme a Sandro, il ragazzo brufoloso che tanto mi piaceva. Sgomitai per trovarmi seduta accanto a lui che però, ignorandomi completamente da piccolo e consapevole spaccone brufoloso qual era, sul pezzo più da pomiciata degli anni Novanta disse soltanto, incantato: “è bellissima, è la mia donna ideale”.

Passai tutta la sera chiusa in bagno a guardarmi allo specchio sentendomi brutta e sconfitta, pensando solo a come poter diventare nera, e avere quel taglio di capelli che da noi non s’era mai visto e quella voce e quella pelle (cavolo, io pure avevo i brufoli) e a dove poter comprare quei maglioni tanto americani che lasciavano così bene la spalla fuori (certo non da Santina Boutique). E poi ero incazzata, perché ormai era chiaro: Sandro aveva scelto Whitney e non me!

Quel giorno pieno d’intenso disagio adolescenziale lo avevo completamente dimenticato e se non fosse morta lei non ci avrei forse mai più pensato. Una morte così triste l’associo allora alla fine triste di quel giorno tutto mio e di quel mio viso riflesso nello specchio che non era poi così tanto mostruoso come lo vedevo (e veramente neanche Sandro era così tanto bello come lo vedevo, infatti non si mise mai con Whitney). Ecco perché si prova un senso di lutto per le persone famose: mica perché le conoscevamo o perché fossimo così affezionati o ammiratori o ce ne importasse qualcosa, ma perché certe figurine le associ a certe tue facce di certi tuoi periodi della vita. Un lutto pieno di egoismo, perché se muore una di quelle figurine si cancella qualcosa della tua storia. Io mi sono rattristata per la morte di Arnold, per esempio: e manco sapevo come si chiamasse, era Arnold e basta.

Ora per una qualche folle forma di rispetto sto anche cercando di farmi piacere una canzone di Witney, ma proprio non mi viene. Non posterò nulla sul mio Facebook per salutare Whitney, come non posterò nulla per salutare il mio amico brufoloso Sandro, ma starò tutto il giorno con un po’ di malinconia per quel quel film finito: io e Sandro usciamo dalla sala senza più i brufoli, più grandi di 20 anni, mentre Whitney resta lì, bella e cantante da fare invidia.