Il musical di Willy Wonka

di Veronica Monaco

Le Smemo Interviste - News

Casette di marzapane, palazzi di gelato e fabbriche di cioccolata: chi da piccolo non ha sognato di vivere in posti del genere? Qualcuno anche da grande, tanto che scrittori come i fratelli Grimm, Gianni Rodari e Roald Dahl ci hanno ricamato attorno universi fantastici e indimenticabili… e film come quello di Johnny Depp-Willy Wonka hanno incassato circa 500 milioni di dollari.

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Proprio la storia di Willy Wonka e del fortunato Charlie sarà protagonista dell’unica tappa in Italia del musical “Charlie e La Fabbrica di Cioccolato, dall’8 novembre alla Fabbrica del Vapore di Milano, con la regia di Francesco Bellone. Orchestra dal vivo, effetti speciali, scenografie accattivanti, ma soprattutto cioccolato, cioccolato, cioccolato! Senza dimenticare gli straordinari Umpa Lumpa.

«Ci saranno dolci veri sia fuori che nello spettacolo», assicura il regista Federico Bellone. «Il musical Charlie e La Fabbrica di Cioccolato è la produzione più grande che ci sia a Milano e in Italia, insieme a Mary Poppins, è maestosa ed è la prima volta che la Fabbrica Del Vapore verrà allestita come un teatro. È uno spettacolo completo ballato, recitato e cantato che fa divertire, ma anche emozionare. Le canzoni del musical sono un mix del film degli anni ’70 come Pure Imagination e Candy Man, che è diventata anche una hit da discoteca, [no, non è quella di Christina Aguilera] e altre canzoni scritte appositamente da autori che hanno fatto la storia del cinema».

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A tu per tu con Charlie Bucket e Willy Wonka

Questa è la storia di un normalissimo bambino di nome Charlie Bucket. Non era più veloce, più forte o più intelligente degli altri bambini. La sua famiglia non era né ricca, né potente, né influente, a dire il vero avevano a mala pena di che mangiare. Charlie Bucket era il ragazzino più fortunato del mondo, ma non lo sapeva ancora.” – Dal film La fabbrica di cioccolato (2005)

Vincitore di uno dei Golden Ticket che lo porterà all’interno della Fabbrica di Cioccolato, Charlie Bucket è interpretato nel musical dai giovanissimi Jeesee (Gregorio Cattaneo), Alberto Salve e Alessandro Notari.

Il tema del diario Smemoranda di quest’anno è #maisenza. Quali sono le tre cose a cui Charlie non rinuncerebbe mai?

Alberto Salve: la famiglia, il cioccolato e il divertimento.

Come ti sei preparato per affrontare il ruolo di Charlie?

Alessandro Notari: ho studiato con il mio professore di recitazione e canto per arrivare il più preparato possibile alle prove!

Raccontaci un episodio che ti è capitato sul set che non dimenticherai mai?

Gregorio Jeese Cattaneo: i momenti più divertenti e indimenticabili restano quelli delle prove dei balletti, molto impegnativi ma spesso anche buffi.

Se potessi vincere davvero un Golden Ticket, per cosa lo useresti nella realtà?

G.C.: per vivere al Luna-park.

A. S.: per rimanere sempre con la mia famiglia.

A. N.: per passare meglio la mia vita futura.

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Non riesco a focalizzare il punto. I dolci sono sempre stati l’unica certezza che avevo e adesso non ho più nemmeno quella. Non so che gusti fare e non so neanche quali idee sperimentare, mi correggo da solo… il che è pazzesco. Ho sempre fatto tutti i dolci che mi sentivo di fare e ora… Ecco cos’è! È questo! Faccio i dolci che mi sento, ma mi sento uno schifo quindi anche i dolci sono uno schifo!” – Dal film La fabbrica di cioccolato (2005)

Willy Wonka è un eccentrico e misterioso proprietario di una fabbrica di dolciumi, che interpretato nel musical dall’attore Christian Ginepro.

Il tema del diario Smemoranda di quest’anno è #maisenza. Quali sono le tre cose a cui Willy Wonka non rinuncerebbe mai?

Ingenuità, incanto, responsabilità (perché comunque porta avanti la fabbrichetta) e il cioccolato.

Il volto di Willy Wonka è associato a due interpretazioni indimenticabili: quella di Gene Wilder del 1971 e quella di Johnny Depp del 2005. Ti sei ispirato in qualche modo a questi due attori per il tuo ruolo?

Sono nato negli anni 70’ quindi non posso non essere stato inondato dagli insegnamenti di Gene Wilder. Mi viene da dire: “il prete di campagna quando fa la messa dice le stesse cose del Papa, ma nel mentre pensa a Dio”. Io penso sia la stessa cosa. Come se fossi un umile prete di campagna rispetto al gigante Johnny e al dio Gene, ma come loro per immedesimarmi nella parte penso naturalmente ai temi dello spettacolo.

Qual è stata la cosa più difficile che hai dovuto affrontare per trasformarti in questo personaggio?

Quando sei un attore del metodo devi farti attraversare dalle emozioni dei personaggi in maniera totale e quasi dolorosa. La cosa più difficile quindi è stata rappresentare un uomo che, in questa storia, passa il testimone. Sono un padre e la difficoltà e stata quella di emozionare senza emozionarmi, per non correre il rischio di non riuscire a comunicare il sentimento perché troppo sopraffatto dalla sua forza.

Nella società attuale, c’è posto per un Willy Wonka?

Sempre. Nel momento in cui un bambino viene tradito dall’età adulta e dal mondo che ha intorno, ma riesce a mantenere la creatività e a donarla ad altre persone, e ne abbiamo tanti esempi, ecco quello è un Willy Wonka.