Wolverine: L’immortale

di Michele R. Serra

Recensioni
Wolverine: L’immortale

Il nuovo film Marvel si intitola Wolverine – L’immortale. E in effetti (come rileva anche Hugh Jackman, l’enorme attore australiano che da 12 anni intepreta il supereroe con gli artigli), è proprio l’immortalità il punto centrale del film. Si parla dei poteri di Wolverine, e soprattutto di uno: il cosiddetto fattore rigenerante, cioè quella mutazione genetica che gli permette di guarire velocemente da ogni ferita, anche quelle potenzialmente mortali per le persone normali. Lo stesso potere rallenta il suo invecchiamento, rendendolo quasi immortale: ma una vita tanto lunga potrebbe non essere un dono, se è una vita infelice. Dunque.

Wolverine – L’immortale prende uno dei personaggi più duri, più cool che ci siano nell’universo Marvel e gli sbatte in faccia la sua più grande debolezza. Quindi siete avvisati: meno azione e più introspezione. Ma senza esagerare, eh.

Inizio: Wolverine è distrutto, un vagabondo che bivacca nei boschi della provincia americana, lontano dai suoi amici X-Men, più simile a un animale che a un uomo. Però questa situazione dura poco, perché il vento del cambiamento arriva con un aereo intercontinentale, direttamente dal Giappone.


Una ninja – anche piuttosto carina – ti porta una spada antica. E tu cosa fai, rifiuti? Ma no, certo, prendi l’aereo e vai a Tokyo. E se poi vi sembra un film di Tarantino, bé, non è che il nuovo Wolverine sia tanto lontano da Kill Bill, solo con meno sangue, meno violenza e un culturista australiano al posto di Uma Thurman. Oh, de gustibus.

Quello de L’immortale è un Wolverine particolare: lo stesso che è stato raccontato in un pugno di storie a fumetti negli anni Ottanta, disegnate da Frank Miller (che è quello di Sin City, e di Batman: il Ritorno del Cavaliere Oscuro). Sono storie divenute un cult assoluto per tutti gli amanti della Marvel, ma il regista James Mangold le adatta, come dire, senza troppi timori. I puristi si sono già lamentati. Ma alla fine, chi se ne frega dei puristi.   

Alte aspettative, bell’incipit, poi Wolverine – L’immortale casca nella medietà. è divertente, ha ritmo, a tratti una sceneggiatura frizzante, però se le scene di introspezione psicologica sono molto più riuscite rispetto a quelle d’azione, per un film di supereroi non è esattamente l’ideale.

Oh, bè, sempre meglio del primo film su Wolverine che era uscito tre o quattro anni fa. Rimane l’idea che con un personaggio così si possa fare di più.