Wonder Woman 1984

di Michele R. Serra

Recensioni

Il secondo film della nuova vita cinematografica di Wonder Woman è ambientato nel 1984, come da titolo. Nonostante questo è un sequel diretto del primo, che iniziava nel 1917… e forse al terzo film Wonder Woman arriverà ai giorni nostri. Speriamo. Anche se poi lei non è una da tempi moderni, computer e telefonini. Lei come armi ha sempre le stesse cose da quasi ottant’anni di vita tra fumetto e cinema: ha il lazo con cui prende al volo i cattivi (e che li costringe anche a dire la verità), i bracciali indistruttibili, e poi ha super forza, agilità, fa dei voletti, insomma tutto il repertorio da supereroe analogico. Negli anni Ottanta, poi… con quei costumi coloratissimi, è anche molto adatta alla moda dell’epoca.

Il Wonder Woman del 2017 è stato il film con il maggiore incasso della storia tra quelli girati da una regista donna, che infatti torna anche per il sequel. Patty Jenkins è di nuovo dietro la cinepresa, e francamente vederla ormai abitualmente alle prese con i supereroi è un po’ strano, perché lei si era presentata al pubblico solo con un film durissimo e lontanissimo da qualsiasi atmosfera pop: Monster, dove Charlize Theron faceva la serial killer. C’è da dire che la Jenkins sembra essersi ambientata bene nel mondo dei mega blockbuster hollywoodiani. Forse anche troppo. Nel senso che alla fine in questi prodotti così enormi non sembra esserci molto spazio per la mano di un’autrice, e Wonder Woman 1984 non fa eccezione. Ma probabilmente quando ci sono in ballo così tanti soldi, si tende a lamentarsi meno dell’eventuale scarsa libertà creativa.

Avevamo voluto bene al primo Wonder Woman, tutti quanti, perché sembrava la storia giusta al momento giusto: una supereroina senza macchia a segnare una nuova tappa dell’emancipazione femminile nella società. Ecco, forse però tutto questo affetto aveva un po’ coperto i difetti che già c’erano nel primo film, coperti del resto anche dalla potenza iconica della protagonista Gal Gadot. Lei è ancora perfetta nel ruolo, anche in questo sequel, ma stavolta anche la sua presenza non è abbastanza per nascondere i difetti, soprattutto di scrittura, di un film che in due ore e mezza purtroppo ha più cadute che momenti wow.

Wonder Woman 1984? Poco super

L’errore fondamentale è quello di non trattare con la giusta delicatezza il genere supereroico, che vive camminando sul filo sottile della cosiddetta sospensione dell’incredulità. In pratica è una specie di contratto con lo spettatore: questo che ti sto mostrando è un mondo fantastico in cui esiste una super-amazzone armata di lazo della verità, tu accetti questa cosa, ma io in cambio non rompo le regole che ho stabilito all’inizio. Se non tratto seriamente questa premessa, se continuo a mostrarti scene che sottintendono l’idea che “sì, dai, tanto stiamo scherzando, è un fumettone”… bè, semplicemente, non funziona. Ed è un peccato, perché questo è un momento storico in cui una bella fantasia che ci portasse lontano dalle brutture del mondo, semplicemente, ci voleva.