X-Men Giorni di un futuro passato

di Michele R. Serra

Recensioni
X-Men – Giorni di un futuro passato

Da quando i supereroi Marvel sono arrivati al cinema nei primi Duemila, l’idea è sempre stata quella di fare sul grande schermo la stessa cosa che la casa editrice ha fatto per anni sulle pagine dei fumetti. E cioè creare un grande universo in cui tutto è unito, in cui le storie iniziano da una parte e finiscono da un’altra, e c’è una logica, e una coerenza interna. Però sono sorti un po’ di problemi. Il primo è che i diritti di sfruttamento dei personaggi Marvel sono divisi tra tre studi cinematografici, e quindi l’Uomo ragno non potrà mai incontrare i Vendicatori per motivi legali. Il secondo è che a volte i registi e gli sceneggiatori si incasinano. Prendiamo gli X-Men.

Nell’arco di quattro film precedenti, la storia degli X-Men si è un po’ attorcigliata su se stessa, come se ogni volta che c’era da girare qualcosa di nuovo, non si tenesse conto di quello che era successo prima. Ma adesso è un po’ come se i produttori si fossero detti: ok, è arrivato il momento di mettere ordine. Come possiamo fare?

Non c’è niente di meglio di una bella storia di realtà alternative e viaggi nel tempo, in questi casi.

Bryan Singer è il regista di questo ultimo episodio degli X-Men, intitolato Giorni di un futuro passato. Che per intenderci è esattamente il titolo della saga a fumetti a cui si ispira, una lunga storia che ho letto quando ero piccolo. E adesso che sono anziano, ho ritrovato dentro questo film le stesse emozioni. Non è una cosa da poco, non succede così spesso.

Quella di X-Men: Giorni di un futuro passato non è esattamente la stessa storia dei fumetti, ma ha lo stesso tipo di costruzione drammatica, e anche a tratti lo stesso tipo di incredibile ingenuità (ma fatta nel modo giusto). Bisogna accettare il gioco, ma quello che si riceve in cambio vale molto.

Invece di fare crollare palazzi senza motivo, Bryan Singer rende ogni distruzione che vediamo sullo schermo sensata, e soprattutto invece di dilatare la storia la condensa. Anche a costo di sacrificare ad esempio Halle Berry, che appare per non più di cinque minuti. Ma la scelta è giusta. E infatti alla fine del film nessuno si è alzato: erano tutti lì che aspettavano la scena dopo i titoli di coda. Sperando che dopo quella, partisse immediatamente anche il film successivo, X-Men: Apocalypse. Invece, arrivederci al 2016. Non si può avere tutto dalla vita.