X-Men Le Origini: Wolverine

di Michele R. Serra

Recensioni
X-Men Le Origini: Wolverine

Lo sappiamo, è difficile fare i film sui supereroi, sei costretto a misurarti con personaggi amatissimi. Io con i fumetti della Marvel ci sono cresciuto, quelle storie le ho vissute in modo davvero intenso, appassionato. Può sembrare ridicolo dirlo, ok… ma avevo otto, dodici, sedici anni: il mio immaginario si è formato così. Per questo motivo, ogni volta che mi trovo davanti a una pellicola che racconta quelle storie, quei personaggi, le mie aspettative schizzano a livelli alti, altissimi. Inutile dire che, con questo atteggiamento, la delusione è dietro l’angolo. E allora, nella maggior parte dei casi (con eccezioni: il primo Spider-Man, l’ultimo Batman e pochi altri) non rimango soddisfatto. È un fatto personale, ma penso condiviso – pur se con diverse sfumature – da molti spettatori nella fascia 20-40 anni. Dunque è probabile che molti, come me, siano rimasti un po’ delusi dal Wolverine né carne né pesce firmato dal regista sudafricano (già autore di Tsotsi) Gavin Hood.

Dunque, cosa manca a questo adattamento della storia dell’ x-man con gli artigli? Soprattutto, il cinema. In tutto il film, ce ne saranno si e no un paio di minuti. Hood sembra intento a compilare un compitino svogliato: due primi piani qui, un ralenti lì, e poi la scena dove il protagonista grida la sua rabbia contro il cielo (di questa, ce ne sono almeno un paio); ah, e l’ormai immancabile effetto Goggle Earth sul finale, ovviamente. In pratica, una specie di bigino: come fare un film senza uno straccio d’ idea. Altrettanto ridicoli risultano i momenti di tentato approfondimento psicologico (tanto per usare un’espressione che ricorda da vicino un capo di imputazione), malriusciti e zoppicanti.
Non sorprende che la parte migliore della pellicola sia la seconda, infarcita di scene d’azione. Tuttavia, anche queste ultime sono di qualità altalenante, così come gli effetti speciali: a volte davvero succosi, altre dall’aspetto stranamente cheap.

Per carità, non è un fallimento totale, questo Wolverine. Due ore di intrattenimento, e alla fine non uscirete dalla sala con le pive nel sacco, bestemmiando per i sette euri e rotti spesi. Poi, se siete fan di Hugh Jackman – l’attore più amato dalle donne, e sospettiamo non solo da loro – avrete pane per i vostri denti: lui è protagonista onnipresente, sempre al centro dell’azione con il suo mastodontico fisico, praticamente uno spot da centro fitness. Spesso nudo, ma non aspettatevi troppo). C’è da dire che è anche perfetto per il ruolo: il personaggio di Wolverine è per lui ormai come una seconda pelle. O un secondo pelo, se preferite.
Ottima anche l’interpretazione di Liev Schreiber, perfetto nei panni del fratello che impersonifica il lato oscuro del protagonista: l’unico capace di rubare qualche scena al vecchio Hugh.

Però la scelta del regista è quella di non prendersi nessun rischio, di rimanere su un terreno sicuro, cercando di farsi meno nemici possibile. Atteggiamento comprensibile, ma poco onorevole. E soprattutto, molto poco Wolverine.

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X-Men le origini: Wolverine
(X-Men Origins: Wolverine)
Regia: Gavin Hood
Con: Hugh Jackman, Ryan Reynolds, Taylor Kitsch, Will i Am, Liev Schreiber, Dominic Monaghan, Lynn Collins, Danny Huston, Daniel Henney, Kevin Durand, Scott Adkins, Stephen Leeder, Matthew Dale, James D. Dever, Aaron Jeffery, Michael-James Olsen, Alice Parkinson, Tim Pocock, Myles Pollard, Troye Sivan