Tokyo 2021: Yuto, Nyjah e lo skate in Giappone

di Redazione Smemoranda

Debutto dello skate alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (2021?): era un motivo per seguire con particolare attenzione queste prime gare. La prima medaglia è stata assegnata nella categoria street (che sembra proprio una bomba: una serie di run in uno skatepark che ricrea un tipico percorso urbano, davvero bello da vedere).
Ha vinto lo skater giapponese Yuto Horigome, di Tokyo peraltro (periferia di Tokyo, ok, ma insomma, Tokyo è grandicella). Ha vinto Yuto e ha perso Nyjah: Nyjah Huston, attualmente lo skater più ricco del mondo e della storia, americano, tutto tatuato, Lamborghini in garage, sponsor Nike, uno di quelli che in America i ragazzini chiamano per nome. “Hai visto cos’ha fatto Nyjah?

Nijah è quella categoria di sportivo lì, no? Roger, Cristiano, quelli che basta il nome. Lui è il secondo skater più famoso della storia, ma solo perché il primo è irraggiungibile, a causa di un videogame.

Comunque: Nyjah Huston è caduto, Yuto Horigome ha vinto.

La storia di Yuto Horigome

Yuto che ha la storia giusta per essere la faccia da copertina nel suo paese. Qualche giorno fa ha postato una bella foto su instagram: lui con suo padre, allo skatepark, da bambino. Il papà è un tassista di Tokyo che ha raccontato di aver smesso di skateare quando ha avuto il bambino, perché con un figlio non è una cosa che si può fare. Non tanto per il tempo, quanto perché in Giappone lo skate è considerato ancora una cosa da teppisti. Nel resto del mondo gli skater provano in tutti i modi a dirci ancora che sono dei ribelli, ma ovviamente noi non ci crediamo, perché da noi è tutto normale. Invece, pare che in Giappone siano ancora malvisti.

Per dire, in Giappone è rarissimo vedere uno in skate per strada. Non si fa. L’allenatore del team giapponese di skateboard dice che lui non skatea se non negli skatepark o in posti estremamente isolati. Perché da quelle parti pare ci sia una fortissima pressione sociale: non bisogna disturbare gli altri. E nonostante ci siano oggi a Tokyo un sacco di negozi di skate, bar a tema skate, e ovviamente un sacco di ragazzi vestiti da skater, non vedi skater in giro. Con la bici puoi andare, con lo skate no. Perché la bici è relativamente silenziosa, invece lo skate, con le ruote rigide, fa casino. I giapponesi dicono che è meiwaku koui, che vuol dire qualcosa tipo “un comportamento fastidioso”, e quindi semplicemente non si fa.

Lo skate in Giappone

Ora lo skate in Giappone diventerà sicuramente sempre più popolare, ma è possibile che diventi uno sport spogliato di tutta quella che è la sua (contro)cultura: una cultura giovanile, di ribellione, che unisce prima il surf e poi lo skate, dalla California degli anni Sessanta all’esplosione – diciamo – commerciale degli ultimi venti, venticinque. Sarà interessante vedere cosa succederà allo skate in Giappone nei prossimi dieci anni. Per ora, ci godiamo Yuto. E per carità, anche Nyjah. Che noi abbiamo dipinto come il cattivo della situazione, ma ha in realtà una storia interessantissima, oltre che un talento immenso.