Zack Snyder’s Justice League: i social sono la Kryptonite

di Redazione Smemoranda

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Ormai abbiamo capito che i social network fanno male. Possiamo ancora raccontarci che ci servano a mantenere i contatti con gli amici, oppure a scoprire nuove cose. Ma alla fine, dai, non è vero: i social network fanno male al mondo, e ogni giorno abbiamo una nuova prova di questo fatto ormai assodato. Ad esempio: l’ultima vittima dei social è nientemeno che Superman. Spiego meglio.

Settimana scorsa, lo sapete, è uscito in streaming Justice League, cioè un film che era già uscito 4 anni fa – ma in una nuova versione, firmata dal regista Zack Snyder. Snyder è il regista di 300, ed è quello a cui la Warner Bros un po’ di anni fa ha affidato il rilancio al cinema dell’universo supereroico DC Comics: personaggi mica da poco, tipo Superman, Wonder Woman e gli altri che formano la Justice League. In pratica la risposta alla concorrenza Marvel degli Avengers. Solo che i primi due film di Superman firmati da Zack Snyder, cioè Man of Steel e Batman VS Superman, sono stati tra i più spernacchiati e memeizzati della storia.

Zack Snyder’s Justice League: la storia, in breve (più o meno)

La storia di Zack Snyder a capo dell’universo supereroico DC/Warner continua fino al 2016. Arrivati più o meno a metà del terzo film della serie, il più costoso, e cioè proprio Justice League, Snyder è costretto a lasciare la produzione: a causa di una tragedia familiare (la morte di una delle sue figlie), ma anche per le pressioni degli studios. Prendono un altro regista, Joss Whedon, che ha appena lasciato la concorrenza, cioè la Marvel e gli Avengers. Josh si danna l’anima, rigira praticamente un terzo del film, ci infila dentro un sacco di idee sue, spende 300 milioni di dollari. Alla fine, esce Justice League e… prende pernacchie da Lisbona a Tokyo. Risultato economico: è il film più costoso dell’anno 2017 ma arriva 14esimo negli incassi, dopo cinque film della Marvel e pure il quinto dei Pirati dei Caraibi (quello con Johnny Depp che ormai non sa più neanche dove si trova e si dimentica le battute). Ecco, già così è una bella storia di successo, fino a questo punto… no?

Ma non è finita. Continua, perché qualcuno su internet inizia a dire cose tipo: “questo film fa schifo perché lo avete tolto a Zack Snyder e affidato a un altro regista!“. Di conseguenza: hashtag dedicati, tweet bombing, “ridateci la versione di Zack!“, eccetera. Lui ovviamente cavalca subito la cosa: “certo ragazzi, la mia versione è già praticamente pronta… dura quattro ore, combattiamo per mostrarla al mondo!“. E giù ancora post, tweet, instagram… hanno fatto perfino una manifestazione in America.

Di fronte a una situazione del genere, i capi della Warner Bros cosa fanno? L’unica sensata sarebbe stata spegnere le notifiche del telefonino per due settimane e amen. Invece no. Chiamano Zack Snyder e gli dicono: “ok, facciamolo“. Lui a quel punto capisce di avere il coltello dalla parte del manico e gli risponde: “bene… ma in realtà il film non era proprio pronto! Dovete darmi 70 milioni di dollari per rigirare qualche scena e soprattutto fare una post produzione costosissima“. Quelli della Warner ormai non possono far altro che rispondere di sì.

Morale della favola: alla fine il film è uscito di nuovo, una nuova versione, e indovinate un po’? Dura quattro ore. Ed è ovviamente una tavanata pazzesca. Però questo ci insegna due cose.

Uno, che se sfrutti bene i social network puoi vincere il più grande jackpot della tua vita.

Due, che i social network fanno male. Anche a Superman.