Zuffanti La quarta vittima

di L'Alligatore

Recensioni
Zuffanti – La quarta vittima

Inizio di anno con il botto per Zuffanti, artista genovese dalle più svariate esperienze in ambito prog-rock, qui in veste solista (per la quarta volta), a raccogliere vent’anni di forte impegno musicale. “La quarta vittima” è un concept-album ispirato dai racconti del tedesco Michael Ende “Lo specchio nello specchio”, surreali e grotteschi, capaci di trovare mondi nascosti dentro di noi. Così sono le sette canzoni de “La quarta vittima”, pezzi dilatati, onirici, diversi ad ogni ascolto, grazie ad una struttura musicale retta da tastiere magiche, chitarre a costruire perfetti muri di suono, una sezione fiati fantastica, archi e diavolerie elettro-alchemiche assortite.

“Non posso parlare più forte” apre in maniera decisa il disco, con i suoi cambi di marcia lungo il dispiegarsi lento e sinuoso, dal piano alla chitarra virtuosa, il mischiarsi delle lingue, le musiche del mondo. La title-track colpisce per lo strano andamento armonico, con tastiere e fiati di marca zappiana, più una piacevole voce di donna usata quasi come uno strumento musicale, il sax magico. “Sotto un cielo nero” è surreale, intensa, piena di cose, con un piano jazz impeccabile che resta nella testa. Gran finale lento e invernale come suggerisce il titolo di “Una sera d’inverno”, soffice come il cadere della neve dal cielo e con un violino struggente.

Zuffanti è stato bravo a comporre nella mente questo suo disco, e ancora più abile a circondarsi del meglio del progressive italico (ma non solo prog), per dare vita a questo suo sogno di vent’anni di musica. Ispiratissimo, dalla carta alla sala prove, con un gruppo a suonare come un solo uomo.