Zuzu, Giorni Felici e quelli un po’ meno

di Redazione Smemoranda

Le Smemo Interviste

Zuzu, riassunto 2019-2022: grande successo del primo graphic novel Cheese, vari premi, collaborazioni prestigiose (tipo la Smemo, ha!), e l’idea che a 25 anni sei già arrivata a fare della tua passione il tuo lavoro (e stiamo parlando di fumetti, mica di rap, quindi è più difficile).

Zuzu è davvero una rarità: grande narratrice, racconta storie illustrate con uno stile che sta a metà tra il disegno di un bambino e il fumetto underground più cattivo. Storie che parlano di fatti quotidiani, l’amicizia, l’amore, però non hanno paura di affrontare nessun tema. Perché nella vita c’è tutto, no? Nel primo libro c’erano i problemi alimentari della protagonista, in questo secondo Giorni felici c’è una ragazza invischiata in una relazione tossica: scusate la parola banale, ma è quella che rende meglio l’idea. Un amore tossico che rende la protagonista di Giorni Felici ansiosa e depressa.

Ma si può parlare di salute mentale con un fumetto? Zuzu ovviamente mica si è posta il problema, l’ha fatto e basta: “La salute mentale” – ci dice – “è una questione che non sarà mai risolta, non è come con un virus e un vaccino, non è che un giorno supereremo tutti i problemi di salute mentale. Il cambiamento rivoluzionario però è che adesso ci teniamo, alla nostra salute mentale. Abbiamo fatto un grande passo avanti rispetto al secolo scorso, quando nessuno proprio ci pensava: adesso le nuove generazioni almeno ne tengono conto, discutono del problema… magari in modo disordinato, sconclusionato, a volte senza neppure capire bene di cosa stiamo parlando. Per intenderci, non credo sia sano che la tua fonte di conoscenza siano i social, quando si tratta di problemi come disturbi alimentari o sindrome ossessivo compulsiva. Sono questioni complesse, e invece finisci per sentire uno che te ne parla da un video su tik tok… che per carità, può essere un punto di partenza per qualcuno, ma comunque rimane un po’ spaventoso.”

Zuzu racconta Giorni felici

 

Smemoranda: Giorni felici parla di una ragazza che sta con un ragazzo violento, dal punto di vista psicologico prima ancora che da quello fisico. Un problema molto diffuso, e spesso anche molto difficile da riconoscere.
Zuzu: Se il limite della violenza fosse chiaro e facilmente riconoscibile, nessuno lo sopporterebbe. E invece… quando si sta tanto tempo dentro una relazione che non funziona e che rende infelici entrambi, significa che non è stato evidente il momento in cui uno dei due ha superato quel limite. Magari è successo piano piano, un po’ alla volta, e neanche te ne sei accorta, o accorto.

I giorni della protagonista non sono certo felici. Ma cos’è per te la felicità? È quell’idea che ci vendono i film americani con Julia Roberts? Una grande storia d’amore-per-sempre?
C’è un libro che si chiama La trappola della felicità, che racconta come tendiamo a mettere sempre in discussione la vita che viviamo perché non corrisponde a un ideale di felicità che – ovviamente – nella realtà non può esistere. L’idea di fondo di questa storia è che comunque tutti i giorni sono potenzialmente “giorni felici”, ma felicità non significa successo e neanche per forza andare a dormire sereni la sera. Volevo andare contro questa idea di felicità che ci racconta che non può esistere la noia, o il dolore.

Per raccontare questa storia, sei partita dalla tua vita. Hai un metodo per trasformare quello che succede a te personalmente in una storia universale, una storia finta?
Credo che sia quello l’aspetto più personale del lavoro creativo di uno scrittore o di un fumettista. Sul resto ci si può anche somigliare, però, come la propria vita diventa l’ispirazione… è veramente la cosa più unica che abbiamo.
Per me è importante l’urgenza di raccontare. Ad esempio Giorni Felici è nato da una grande rabbia… Poi non lo considero un fumetto arrabbiato, adesso che è finito, però l’emozione iniziale era quella.
Tornando al metodo: nel mio caso mi sembra sempre di rivolgermi a una persona sola, non a un grande pubblico. Quindi quando scrivo mi immagino soprattutto le reazioni di quella specifica persona. È il mio metodo. Poi anche solo l’idea di voler parlare a tutti, di volersi spiegare a tutti, beh, sarebbe un’ambizione semplicemente folle, da TSO. Invece volersi spiegare a una persona è un’ambizione tenera, e possibile. Si può raccontare una cosa personale che diventa universale, se diventa una storia. Bisogna rispettare la storia, creare dei personaggi capaci di parlare, e perfino di allontanarsi da quello che io volevo fossero all’inizio.

Giorni Felici di Zuzu è un libro che risuona ancora un bel po’ tra occhi e cervello, dopo che l’hai chiuso: non è strano che abbia ispirato altri artisti, tipo Giorgio Poi, che dal libro ha tratto una canzone finita nel suo ultimo disco, Gommapiuma. Da ascoltare.