Un fumetto sulla vita (vera) in Erasmus

di L'Alligatore

Le Smemo Interviste

Tutto quello che non dimenticherai mai del tuo Erasmus è opera di due autrici spagnole Raquel Piñeiro e Amaia Arranzola, mandato in libreria da HOP! editrice di fumetti al femminile. E anche le traduttrici sono tutte donne: uno stuolo di studentesse dell’università di Bologna, Dipartimento di Interpretazione e Traduzione Alma Mater Studiorum.

Il libro, come si capisce dall’ironico titolo, racconta da dentro, l’esperienza dell’Erasmus, cioè quel progetto nato ben trent’anni fa, che permette a studenti europei di fare un anno di università in un diverso paese dell’Unione Europea. Ci sono dentro le speranze, i problemi burocratici, l’incontro con studenti di altri paesi europei, la ricerca di un alloggio, il confronto con la propria realtà universitaria, il farsi nuovi amici, nuovi amori, fare feste, incrociare linguaggi, cibi, usi e costumi … fino alla triste conclusione dell’esperienza.

Tutto molto interessante e divertente, un anno veramente speso bene, niente a che vedere con il servizio militare. Una cosa bella dell’Unione Europea, unica nel suo genere, che ha dato a molti giovani qualcosa in più. Si capisce leggendo Tutto quello che non dimenticherai mai del tuo Erasmus tra pagine a fumetto e testi, disegni colorati e in bianco e nero. Veramente un bel libro ghiotto, come i disegnini di cibi e bevande sulla copertina del volume. Ne ho voluto parlare con le giovani traduttrici del libro, perché hanno fatto un bel lavoro, che fa venire voglia di fare l’Erasmus.

Partiamo dal titolo, Tutto quello che non dimenticherai mai del tuo Erasmus. È fedele all’originale?

No, il titolo originale tradotto letteralmente suonava un po’ forzato (“Le cose che non dimenticherai mai del tuo Erasmus”); inoltre con un titolo dal forte richiamo intertestuale – pensiamo al film di Woody Allen, ad esempio – si strizza l’occhio anche alla prima generazione Erasmus, quella dei quasi cinquantenni che in questo graphic novel possono ritrovare lo spirito di quegli anni, ma anche uno sguardo sul presente.

Come è stato il lavoro di traduzione?

Premesso che il testo raccoglie una pluralità di voci e punti di vista poiché racconta un’esperienza collettiva, ma al contempo unica per chiunque l’abbia vissuta, ciò ha consentito di assegnare vari brani a persone diverse. Nella fattispecie, ci siamo divise in piccoli sottogruppi, ciascuno con una porzione di testo da tradurre. Una volta ultimata la stesura delle traduzioni, ci siamo riunite con la prof.ssa Tonin per una prima revisione in modo collegiale. Poi, la docente ha rivisto tutto il testo tradotto e infine lo ha assegnato a tre laureande magistrali per un’ultima occhiata esterna. È stata una bella sfida riuscire a conciliare un lavoro simil professionale con la frequenza obbligatoria alle lezioni, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. E la soddisfazione è stata grandissima.

Quali le difficoltà incontrate?

Tante! In primis, i riferimenti culturali. Il testo è scritto dalla prospettiva di uno studente spagnolo all’estero; nella nostra versione, invece, il punto di vista è quello di uno studente italiano. Di conseguenza, in alcuni punti c’è stato bisogno di una riformulazione massiccia, sempre però nel rispetto della struttura dell’originale, della sua ironia, della sua essenza e dell’interazione con la parte grafica. Abbiamo messo in pratica quello che ci è stato insegnato all’università fin dal primo anno: se il contesto e il tipo di destinatario del testo lo richiedono, il traduttore può prendersi qualche libertà.

Differenza nel tradurre il testo dal tradurre le battute dei fumetti?

A differenza del testo, di natura più discorsiva, il fumetto riproduce la spontaneità del parlato. Perciò, quando si traduce, bisogna avere sempre un occhio di riguardo per questo aspetto particolare. Altrimenti si perderebbe l’immediatezza dell’oralità e si otterrebbero dei dialoghi goffi e artificiosi.

Vi siete prese alcune libertà? O avreste voluto prendervene…

Sì, soprattutto quando ci siamo ritrovate a dover tradurre alcune didascalie per delle immagini raffiguranti elementi molto marcati della cultura spagnola. Non potendo modificare la grafica, abbiamo dato sfogo alla nostra creatività, cercando comunque di mantenere il senso del testo di origine (es: i percebes, ovvero dei molluschi che sono tipici della Galizia sono diventati degli asparagi per via della loro somiglianza formale; il vaso de tubo, vale a dire un bicchiere lungo e affusolato, usato nei bar spagnoli per la birretta, è diventato il bicchiere personale dello studente in Erasmus). Inoltre, abbiamo dovuto modificare alcuni modi di dire caratteristici della lingua spagnola (che, se mantenuti, non avrebbero funzionato in italiano) e ci siamo prese la libertà di tradurli con dei modi di dire italiani che, anche se non ricreano la stessa immagine evocata dal testo originale, pur tuttavia rimangono fedeli a ciò che volevano trasmettere le autrici.

Avete sentito le autrici? O avreste voluto sentirle…

(Chiara:) Quando il libro è uscito, io e le mie compagne abbiamo subito condiviso il nostro entusiasmo sui social: Facebook, Instagram, Twitter… Visto che quest’ultimo è molto usato in Spagna, ho scritto (Chiara Albertazzi) un tweet in cui annunciavo la pubblicazione del libro menzionando le due autrici. Raquel Piñeiro lo ha retwittato, mentre Amaia Arranzola ha addirittura risposto! Ad ogni modo, speriamo di averle con noi – anche se virtualmente – alla presentazione del libro che si terrà proprio a Forlì, nel nostro Dipartimento, dove tutto è iniziato.

Altro da aggiungere…

Siamo molto contente del lavoro svolto. Sfogliare un libro tradotto da noi e leggere i nostri nomi sulla quarta di copertina è stata un’emozione indescrivibile! Tutta la nostra gratitudine va all’editrice Lorenza Tonani e alla nostra professoressa Raffaella Tonin per averci dato l’opportunità di confrontarci con un vero incarico di traduzione. Speriamo che possa essere il primo di una lunga serie!