Intervista a Sonny Barnetti

L’alligatore intervista uno dei componenti della famiglia più rock mai incontrata sui palchi italiani.

Da un po’ di giorni gira sul mio lettore un cd strano e senza tempo, un cd curato nei dettagli come un vecchio vinile, ma con una formazione nuova di zecca, la Barnetti Bros Band.

Barnetti parla
Sonny Barnetti, chi è? (Smemoranda.it)

Sono quattro fratelli affiatati, con il cuore perso tra l’America del west e i cantastorie nostrani, le bevute di tequila e Garibaldi eroe dei due mondi. Questo loro esordio s’intitola “Chupadero!”, come il luogo dove l’hanno registrato, a Santa Fe, New Mexico, nello studio di Jono Manson, musicista giramondo, cugino dei fratelli Coen con i quali ha collaborato, che si è costruito il suo studio di registrazione tra le colline sacre degli Indiani d’America, a Chupadero appunto.

Jono Manson assomiglia un sacco a Giovannino Barnetti, come Massimo Bubola a Vince Barnetti, Andrea Parodi a Billy Barnetti e Massimiliano Larocca a Sonny Barnetti. E pure le canzoni di questo album sembrano provenire da questi grandi nomi del rock di casa nostra. Ballate maledette con al centro banditi di epoche e nazionalità diverse legati dal filo rosso della ricerca della libertà. Tra l’era Vittoriana inglese e il Risorgimento italiano, tra la New York degli anni ’50 e la Milano degli anni di piombo si svolge un viaggio dal sapore cinematografico con miti e leggende dai colori forti: Billy the Kid, Tiburizi, Stefano Pelloni, Dion Di Mucci, Luciano Lutring …

Nello spazio infinito e senza frontiere della Rete ho incontrato Sonny Barnetti, che tramite email ha gentilmente risposto alle mie domande. Sentite cosa mi ha rivelato…

Intervista a Sony Barnetti, le sue parole

intervista a Sonny Barnetti
Sonny Barnetti intervista (Smemoranda.it)

Come nasce la Barnetti Bros Band?
Nasce dall’incontro di esperienze tra loro diverse nei modi e nel tempo, eppure anche molto simili: da una parte io e Andrea Parodi, che da anni abbiamo un percorso comune fatto di tanta strada e tanti concerti, di chi insomma si è costruito una credibilità e una “carriera” dal basso diciamo.
Dall’altra Massimo Bubola, che in questo percorso abbiamo avuto la possibilità di incrociare più volte, e che si è da subito mostrato interessato a noi, alle nostre canzoni, al nostro stile in cui forse lui ha visto i frutti di un percorso poetico e musicale che lui aveva avviato già ai tempi di “Marabel” o di “Rimini”.
Dopo qualche incontro e qualche bicchiere di vino è poi venuto naturale a tutti pensare a fare un disco assieme, per il piacere del confronto e della condivisione.Jono Manson è poi entrato nel progetto successivamente: quando si è pensato a come, dove e perché fare questo disco abbiamo da subito avuto la “visione” di registrarlo in America e quale posto migliore per fare un disco sui banditi che il New Mexico?
Jono lo conoscevamo da anni, dai tempi in cui viveva nel nostro paese, e abbiamo pensato fosse l’occasione giusta per andarlo a trovare a Santa Fe dove vive da anni ormai.
E il mosaico si è così magicamente composto, il resto è poi accaduto da solo o, come si dice, il resto è storia.

“Chupadero!” è contraddistinto da sentiti omaggi a fuorilegge italiani e statunitensi, tra mito e leggenda: Billy the Kid, Stefano Pelloni, Tiburzi, Luciano Lutring… Perché loro? Erano canzoni che avevate già nella testa o sono nate appositamente per la Barnetti? Qualche altro bandito senza tempo che avreste voluto ricordare o farete in seguito…
L’idea di fare una sorta di spaghetti-western, una galleria di ritratti di personaggi diversi alla Altman è arrivata fin da subito.
E poi volevamo davvero creare questo ponte tra Italia e States, mettere a confronto due epiche e due storie diverse.
Anche perché in fondo i contesti storici e culturali in cui agiva Billy the Kid non erano molto dissimili da quelli di Tiburzi: la differenza la fa solo il fatto che il popolo americano è molto più giovane e quindi la loro epica è relativamente recente per essere ancora viva nelle persone.
Le canzoni sono quasi tutte nate appositamente per questo progetto, ognuno ha poi scelto i propri personaggi e le proprie storie, tant’è che il discorso del disco si è anche ampliato, abbracciando non solo figure di outlaws in senso stretto ma più in generale anche quelle di outsiders e di gente fuori dagli schemi.

Un altro mitico personaggio del disco è l’Angelo del Bronx, non un fuorilegge, ma un cantante italo-americano di doo-wop ispirato a Dion Di Mucci. Come è nato e come s’inserisce in questa galleria?
Innanzitutto nasce dal mio amore per il doo-wop e in particolare per Dion.
Ma in un disco dove il tema erano i “fuorilegge” in senso lato, come non poteva starci bene la storia di un ragazzo italo-americano del Bronx che diventa un cantante di successo pur non perdendo mai la propria natura di ragazzo di strada?
Senza contare poi che sempre nell’ottica cinematografica del disco, “L’angelo del Bronx” potrebbe essere un film di Scorsese con De Niro protagonista.
Musicalmente è un brano divertente, un bell’esercizio di stile anni ’50, che spezza anche un po’ la tensione del disco

Il disco si apre con “Camicie rosse” di Bubola, trasformata in “Cops and mosquitos” e cantata in inglese da Giovannino Barnetti/Jono Manson, con il ritornello in italiano. Una cosa simile è stata fatta con “Il bandito e il campione” di Grechi, nel disco divenuta “Sante Y Girardengo” di Tom Russel/L’uomo che uccise Liberty Valance. Come è nata questa idea di mescolare Italiano e Inglese? Devo dire riuscita bene…
Abbiamo usato l’italiano nello stesso modo in cui viene usato lo spagnolo lungo il border, la frontiera che separa gli USA dal Messico.
L’idea era quella, di usare le due lingue in maniera indifferente e senza soluzione di continuità.
Ma non solo, incrociare le traduzioni è stato anche un modo per creare realmente questo punto di contatto tra storie e immaginari solo apparentemente così lontani.

Il disco è stato registrato negli studi di Jono Manson a Chupadero, sulle colline sacre agli Indiani d’America, Santa Fe, New Mexico. Un luogo mitico per tanti motivi. Qualche ricordo di questa esperienza? Lunga? Breve? Intensa?
L’esperienza è stata breve e intensa direi: siamo stati fisicamente lì 12 giorni nei quali abbiamo registrato l’80% del disco, che poi Jono ha rifinito successivamente coordinandosi con noi da oltreoceano.
Certo ogni mattina alzarsi sapendo di essere in quei luoghi affascinanti e pieni di suggestioni era un bello stimolo per le canzoni e per l’album.
I ricordi legati alla lavorazione del disco sono tanti e tutti belli, tuttavia devo dirti che uno dei miei momenti preferiti della giornata era quando staccavamo dallo studio per andare ad un mitico ristorante messicano di Santa Fe, il Tomasita’s, a bere questo favoloso Margarita, chiamato Silver Coin……davvero il cocktail più buono che si possa immaginare.
E poi, dopo tante ore chiusi in sala di registrazione, era davvero un toccasana!

Come presente in giro questo album? Con quale formazione? È prevista qualche data anche fuori dall’Italia?
Il progetto di tour è ambizioso e probabilmente riusciremo a presentarlo solo in Autunno: vorremmo avere una backing band americana, quindi possibilmente con i musicisti che hanno suonato nel disco, ai quali vorremmo affiancare almeno uno tra le tante guest del disco (Terry Allen o Chris Barron).
Una sorta di Rolling Thunder Review italo-americana insomma, un tour che non abbia precedenti in Italia, che possa essere ricordato.
In attesa di ciò, non mancheranno le presentazione del disco in giro, come le rispettive ospitate nei vari concerti in giro per l’Italia.
Lavoreremo intanto a creare un set della BBB all’interno dei concerti di Bubola, in attesa proprio del tour-carrozzone di cui ti dicevo sopra.
Senza contare che sia io che Parodi siamo costantemente on the road nei piccoli club, ed è probabile che nei prossimi mesi gireremo molto assieme proprio per supportare il disco.
Date all’estero? Certo, vogliamo portare questo progetto anche negli States e lavoreremo anche per riuscire in questo.
Credo che nel 2011 riusciremo a farlo….

Questo è il primo disco della Barnetti Bros Band. Ne avete in mente altri? Con altri ospiti illustri o altri fratelli nascosti?
Barnetti Bros deve necessariamente essere una saga, come ogni buon western richiede, quindi sicuramente ci sarà un seguito con nuove storie e nuovi personaggi.
E poi la BBB è una famiglia sempre aperta, un contenitore che si apre e che si chiude di continuo, quindi sicuramente in futuro entreranno a farne parte tanti altri desperados.
Ci piacerebbe coinvolgere Joe Ely e Steve Earle tra i tanti, ma solo chi ci seguirà fedelmente saprà come andrà a finire la storia!

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