Smemorie dei maturati: Maturità numero undici.

Si parte, prima prova. Ricordatevi che alla maturità si può anche sopravvivere. Molti ce l’hanno fatta, come Gino Vignali.

Quelli che, come me, sono nati nel 1949 hanno avuto la “fortuna” di galleggiare sull’onda delle riforme senza che mai l’onda li raggiungesse. Come i surfisti del Mercoledì da leoni.

Racconto esami maturità
Esami maturità (Smemoranda.it)

A ripensarci siamo stati dei veri eroi: esami di seconda elementare (l’anno successivo aboliti); esami di ammissione alla scuola media (l’anno successivo aboliti); esami di maturità portando tutte le materie (l’anno successivo riformati). Che culo, eh? Era il 1968, gli scritti iniziavano i primi di luglio, avevamo quindi tutto giugno per prepararci alla maratona nozionistica. Avevo fatto il liceo scientifico, l’Einstein per la precisione. Anche allora esistevano le materie fondamentali e quelle, diciamo così, decorative. Dovendole portare tutte e per di più col programma di tutti e cinque gli anni di liceo, è chiaro che si tendesse a risparmiare tempo nella preparazione delle materie marginali. Questa funzione risparmiatrice era per tradizione affidata ai leggendari Bignani, i suntini che in poche righe concentravano il succo delle varie questioni, che fossero la caduta dell’impero romano, la teoria dei vasi comunicanti o l’esistenzialismo umanistico e mondano di Heidegger e Jaspers.

Il Bignami (che il dio degli studenti l’abbia in gloria) aveva la caratteristica di riportare in grassetto i noccioli della questione, così se si ripassava Einstein, tra le altre note, spiccava teoria della relatività, se toccava a Hegel risaltava dialettica, se a Cicerone Catilinarie e così via. Allo Scientifico la filosofia era materia minore, dunque perfetta per il Bignami. Quando poi si trattava di ripassare i filosofi minori di una materia minore, potete immaginare l’attenzione che vi si prestava. Antonio Rosmini era uno di questi. Si trattava di un prete dell’Ottocento (sì in Germania a quei tempi avevano Marx e noi avevamo Rosmini, e beh?) a cui il Bignami dedicava poche righe e una sola parola in grassetto: panteismo. Che significa, per chi ha fatto l’istituto tecnico e semplificando un po’, vedere Dio in tutte le cose. Questa la lunga premessa, ma vedrete che ne valeva la pena.

Esausto agli orali, ma…

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La maturità (Smemoranda.it)

Quando verso la fine di luglio del 1968 arrivai emaciato e esausto agli orali, me la cavai con decoro nelle materie principali e mi rimaneva solo più da sbrigare la pratica delle marginali. Tra queste filosofia. Un professore annoiato come un italiano a una partita di baseball, senza neppure alzare gli occhi dal giornale che stava leggendo, mi chiese: Antonio Rosmini. La prima cosa che mi passò per la mente fu una bestemmia, perché di tutta la storia della filosofia beccare, cazzo, proprio questo inutile granello di sabbia, beh da solo giustificava il ’68 che da lì a poco sarebbe scoppiato. Subito dopo però andai con la memoria fotografica al Bignami e chiarissimo mi apparve il grassetto. Purtroppo per me, nella fretta, avevo letto, e di conseguenza memorizzato, male.

Non panteismo ma politeismo! Quando, con la sicurezza dei 18 anni, dissi che Rosmini era un prete e che era politeista, all’annoiato prof caddero prima il giornale e poi gli occhiali. Mi disse: sicuro, un prete politesita? Io risfogliai il Bignami, andai alla paginetta in questione, rilessi politeismo (il cui significato mi rifiuto di spiegare anche a chi ha fatto l’ITC!) e risposi che non avevo dubbi. Purtroppo anche lui non ne ebbe. Nonostante il nove in latino e l’otto in italiano e il sette in matematica fui rimandato in tre materie: filosofia, inglese e scienze! È chiaro che inglese e scienze erano salite sul tram in corsa, ma solo per non far fare il viaggio a filosofia da sola. Però da quella ridicola esperienza che fu la mia vecchia maturità, un insegnamento l’ho ricavato: da allora non mi fido più della mia memoria e ancor meno dei preti.

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