Tari, il Governo ha deciso: ti rimborsano tutto, come fare richiesta

Una delle imposte comunali note a tutti è certamente la Tari. C’è un modo per ottenerne il rimborso completo?

Tra le spese legate all’abitazione che annualmente è obbligatorio sostenere, troviamo la Tari. Si tratta di una delle imposte più conosciute insieme all’Imu ma se l’Imposta Municipale Propria viene applicata, salvo alcune eccezioni, dalle seconde case in poi, la Tassa Rifiuti riguarda anche le prime case e, in generale, la quasi totalità dei fabbricati e non solo.

Rimborso Tari, quando è possibile
In quali casi è possibile richiedere il rimborso della tassa rifiuti (smemoranda.it)

Del resto si tratta di una tassa mediante la quale i Comuni possono andare a sostenere le spese legate alla gestione dei rifiuti domestici, dalle fasi di raccolta fino al conferimento e al successivo smaltimento. Oltre ad altre spese extra come la pulizia delle strade o il ritiro di verde o ingombranti. Ma non tutti sanno che in alcune situazioni specifiche vi è la possibilità di ottenere il rimborso della Tari. Di cosa si tratta e come viene applicata questa procedura?

Rimborso Tari, quando è possibile? I casi da conoscere

Il valore della Tari che ogni cittadino dovrà pagare viene rimodulato annualmente e sono le amministrazioni stesse a decidere, sulla base di specifici parametri. Esso può restare stabile oppure andare ad aumentare o diminuire e, dopo la delibera comunale, ognuno riceverà una missiva contenente l’effettivo importo da corrispondere.

Ricordiamo inoltre che la Tari non guarda al consumo dei rifiuti quanto alla titolarità di un immobile, fabbricato o altra area di proprietà che ‘potrebbe’ produrre rifiuti. La semplice proprietà è dunque l’elemento chiave che porta al dover versare l’imposta annuale. In quali casi però si può richiedere il rimborso di quanto pagato?

Class action per rimborso Tari, come funziona
Iva al 10% su Tari, cosa dice la Cassazione in merito (smemoranda.it)

È bene sapere che non sempre il calcolo dell’importo viene effettuato correttamente. I cittadini comuni non essendo sempre al corrente dei meccanismi che regolano la definizione delle tariffe non ne sono molto spesso consapevoli ma si tratta di un controllo che tutti dovrebbero fare per accertarsi che le somme calcolate non siano frutto di errori.

Un esempio è l’erronea applicazione dell’Iva al 10% effettuata in passato da alcuni Comuni. E successivamente considerata una doppia imposizione non legittima come stabilito da due sentenze del 2016 e del 2009 della Corte di Cassazione. Vi è però la possibilità, per legge, di richiedere eventuali rimborsi per un arco di tempo che copre gli ultimi dieci anni procedendo con la procedura per il rimborso Iva in merito all’avvenuto pagamento della tassa maggiorata.

Dopo aver effettuato un’accurata verifica dei pagamenti degli ultimi dieci anni, qualora venisse notata la presenza dell’Iva sarà possibile richiedere al Comune stesso un’istanza di rimborso indirizzando la domanda all’Ufficio Tributi. In alternativa è possibile muoversi con il supporto di un’associazione dei consumatori mediante class action. Ovviamente andranno allegate fatture e ricevute dell’avvenuto versamento.

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