Una delle bambine ribelli ci porta con gli elfi al quinto piano

Terzo piano della Fondazione Feltrinelli, negli uffici della casa editrice Giangiacomo Feltrinelli, il giorno prima dell’uscita del suo nuovo libro, ho appuntamento con Francesca Cavallo, una delle due eroine dell’editoria italiana che sono riuscite a vendere in gran parte del mondo quasi 4 milioni di copie, ci dice lei, di “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

Praticamente sono davanti al Bruce Springsteen dei libri per bambini, sono al cospetto della Elena Ferrante per le scuole elementari, sto per intervistare il Walt Disney delle tirature cartacee. Non nascondo la curiosità di conoscere questo fenomeno di donna.

Libro e intervista
Elfi al quinto piano (Smemoranda.it) – Amazon

Arriva, giovane e tosta, nessun segno di jet lag nonostante sia atterrata in Italia da poche ore. Vive negli Stati Uniti, è della provincia di Taranto. Simpatica e gentile. Avrebbe tutte le carte in regola per tirarsela da fenomeno e invece ti tira dentro. Mi pare di aver capito che oltre a un’indomita grinta sia questa la sua forza, coinvolgere anche gli adulti in storie speciali di persone normali o che almeno dovrebbero essere vissute come tali (gli omosessuali per esempio).

Stavolta ha scritto da sola un racconto di Natale per bambini, “Elfi al quinto piano“. Lo ammetto, a me è piaciuto di più delle Bambine Ribelli 1 e 2 nonostante per me il Natale sia la festa più triste del mondo. Fortunatamente Francesca non la pensa come me.

Intervista a Francesca Cavallo

Libro e intervista a francesca cavallo
Intervista a Francesca Cavallo (Amazon) Smemoranda.it

Ciao Francesca, “Elfi al quinto piano”, di cosa parla questo tuo secondo libro per ragazzi?

No, veramente è il mio decimo libro per ragazzi.

Ah, scusa, rifacciamo… Ciao Francesca, “Elfi al quinto piano”, di cosa parla questo tuo decimo libro per ragazzi?

Ciao! Parla di una famiglia che si trasferisce nella città di R. che è una città perfetta però per mantenerla così perfetta le persone hanno smesso di parlarsi. In questa situazione di profonda diffidenza generale i bambini della città di R. si ribellano e trovano un modo di aprire una radio clandestina e di creare una rete che gli permette di vivere un’avventura pazzesca che coinvolgerà elfi, Babbo Natale, l’impacchettamento di 230mila regali… È una grande grande storia di Natale che ha per protagoniste due mamme e tre bambini.

Sei la coautrice di un successo mondiale “Storie della buonanotte per bambine ribelli”. Come è stato scrivere un altro libro per ragazzi dopo un successo di 800mila copie vendute?

È stata una sorpresa! “Storie della buonanotte per bambine ribelli” ha venduto 800mila copie in Italia e quasi 4 milioni e mezzo in totale nel resto del mondo ed è stato tradotto in 48 lingue. Una delle cose che succedono è che uno magari ha paura di confrontarsi con un nuovo libro per il timore che non abbia il successo di quello precedente. In realtà poi se hai la gioia di creare, non si deve mai pensare in questi termini e si deve invece sempre avere la voglia di condividere le storie che si hanno dentro. “Elfi al quinto piano” è una storia che mi ha visitato in modo del tutto inaspettato. Avevo deciso dopo la chiusura di Bambine ribelli di passare un periodo in Italia per capire un po’ cosa volessi fare dopo e ho preso una casetta a Roma al quinto piano, in cima a 140 gradini senza ascensore. Questo nuovo libro è ambientato in quell’appartamento a Trastevere. In genere il maggio romano è un mese glorioso, pieno di sole, di primavera e invece quest’anno è stato un mese molto grigio e freddo allora mi sono trovata in questa mansardina e ho cominciato a scrivere la storia che poi è diventata Elfi al quinto piano. Non mi aspettavo di scrivere un libro di finzione. Questo è il mio esordio nella narrativa.

La dedica di questo libro è “A tutti i bambini che disubbidiscono agli adulti per cambiare il mondo” . La disobbedienza quindi come tua cifra stilistica? Disobbedire quando e a cosa?

Mah, diciamo che la disobbedienza più che la mia cifra stilistica è un po’ la mia cifra di vita!! Disubbidire nel senso anche di problematizzare le lezioni che ci vengono date e il buonsenso comune che ci viene impartito. È una cosa che ho sempre invitato i bambini a fare. I genitori ci insegnano tante cose, la maggior parte sono giuste ma diciamo anche che ci sono alcuni messaggi che ci vengono passati che non sono definitivi, ai quali non bisogna rassegnarsi perché i genitori hanno sempre ragione! Il mondo in cui viviamo ha ancora tanti limiti e ogni generazione è chiamata a fare meglio di quella precedente. Questo a volte significa disobbedire, perché se si accettano tutte le regole senza metterle in discussione purtroppo il mondo non si cambia. I bambini di oggi sono chiamati a costruire un mondo migliore di questo, e questo libro vuole essere un invito a farlo.

Elfi al quinto piano è tutto a favore delle donne. Donne che riescono a risolvere problemi anche piuttosto importanti: due mamme che scappano con i loro figli da una città dove la loro unione è diventata illegale; la piccola Olivia che è un’energica e ribelle eroina del paese e poi soprattutto c’è Mamma Natale che riesce addirittura a rivoluzionare il sistema dei regali di Natale… Quindi donne che riescono a trovare le soluzioni. La domanda è: quanto ti stanno sul cacchio i maschi?!

Non direi che mi stanno sul cavolo! In Elfi al quinto piano c’è una grande collaborazione tra bambini e bambine che è una cosa che auspico tutti i giorni. Una delle cose che mi ha divertito molto scrivere è il modo in cui gli amici di Olivia collaborano insieme per riuscire ad aiutare Manuel, Camia e Shonda a salvare il Natale per i bambini della città di R., dalla corsa in slitta di notte nella neve al modo in cui decidono di collaborare per… ops, stavo per rivelare uno snodo della storia e assolutamente non voglio fare spoiler! Posso però dire che la collaborazione tra bambini e bambine in questa storia sfugge un po’ agli stereotipi delle bambine che chiedono ai maschi “e adesso che facciamo?”. Babbo Natale e Mamma Natale collaborano, Manuel, Camia e Shonda collaborano con Olivia, c’è una collaborazione paritaria tra i generi che dovrebbe essere la realtà e che in molti casi lo è anche. Volevo così esprimere lo spirito di solidarietà che è anche uno dei grandi temi del Natale.

Perché un racconto ambientato a Natale?

Credo che sia legato al fatto che adoro il Natale. Arrivo da una famiglia molto grande, a Natale siamo 50, 60… tanti! Ho dei ricordi molto molto belli legati al Natale, a casa di mia nonna c’era questa tavolata lunghissima dove cenavamo e poi mettevamo questo lunghissimo panno verde e gli adulti giocavano a carte e poi quando si avvicinava la mezzanotte questo tavolo veniva invaso dai regali, dai pacchetti. Ho voluto ricreare quello spirito del Natale inserendo in questo quadro poetico non una famiglia come quella dalla quale provengo, ma una famiglia come quella che vorrei formare, una famiglia omosessuale. Il Natale celebra la tradizione, sarebbe bello inserire nella tradizione anche famiglie che non si possono ancora rispecchiare nelle storie di Natale. Ho voluto inserire elementi rivoluzionari in un genere molto classico come la fiaba natalizia.

In questa storia si parla anche moltissimo di accoglienza, questa famiglia arriva in una città dove si riveleranno tutti estremamente diffidenti e poco accoglienti perché tendono a mantenere lo status quo per preservare la loro tranquillità. Hai vissuto esperienze di questo tipo? A cosa ti sei ispirata?

Il libro come dicevo l’ho scritto in Italia e il clima culturale del nostro paese è molto infiammato su questi temi. Io vivo negli Stati Uniti, e tra Stati Uniti e Italia il tema dell’accoglienza è stato molto messo in discussione dai vari Salvini a Donald Trump con i centri di detenzione ai confini con il Messico, con tutta la retorica carica di odio nei confronti dei migranti e delle famiglie e delle persone omosessuali. Questo libro esprime il desiderio di crescere in un paese in cui le nuove generazioni di italiani considerino l’accoglienza un valore centrale del vivere insieme. L’isolamento non è mai una soluzione e vivere in città più accoglienti fa bene a tutti.

Altro tema del libro è la famiglia come ristoro, protezione, nido. Secondo te esiste ancora la famiglia e cosa è la famiglia?

Per me la famiglia è il porto sicuro, è la certezza che qualsiasi direzione prenda la mia vita ho questo gruppo di persone attorno a me che mi vogliono bene, che mi conoscono da quando sono nata e sono sempre dalla mia parte. Io arrivo da un paese nella provincia di Taranto e da una famiglia che non è sempre stata particolarmente progressista su alcuni temi, che però per amore mio ha cambiato la sua opinione, per esempio sulle persone omosessuali o sui diritti delle persone omosessuali, e lo ha fatto non per una ragione ideologica ma per me. È questo che credo che la famiglia debba sempre essere un’occasione di apertura che passa dalle relazioni personali. Se in famiglia c’è una persona omosessuale, che fa delle scelte non condivise, bisognerebbe avere il coraggio come famiglia principalmente di rappresentare un porto sicuro, una protezione. Questo tipo di atteggiamento credo che abbia un potere di cambiamento enorme da un punto di vista sociale. Negli Stati Uniti la famiglia è molto più disgregata rispetto all’Italia e devo dire che, se da una parte vivere in un mondo che è più individualista ti rende più libero di esplorare la tua libertà ,perché la famiglia nel proteggerti mette anche dei margini alla tua espressione, d’altro canto non ho dubbi sul fatto che vivere in un mondo nel quale la famiglia abbia un ruolo più centrale e che sia un posto dove si possa sempre tornare sia molto importante perché la solitudine rende sicuramente la vita più difficile.

Il racconto è tutto illustrato. Hai scelto tu la matita?

I disegni sono di una ragazza di 18 anni, Verena Wugeditsch, che vive in un piccolissimo paese in Austria. L’ho scoperta su instagram, ho cominciato a seguirla, mi piaceva e le ho chiesto di collaborare!

Francesca, l’ultima domanda. Continueranno le storie di questo simpaticissimo gruppo o ci lascerai da soli nella città di R.? Ogni personaggio è così ben definito da sembrare che possa avere ancora mille avventure…

Inizialmente non ho pensato che potesse essere parte di una serie, ma ora che è uscito il libro sono molto curiosa di capire come questa città e questi personaggi potranno vivere nell’immaginazione dei lettori e lascerò che il confronto con loro mi ispiri, magari per continuare le storie dei personaggi nella città di R.

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