Andrea Chimenti: l’intervista

di L'Alligatore

Storie di Smemo
Andrea Chimenti: l’intervista

ll cantautore toscano è uscito quest’anno con un disco molto particolare intitolato Yuri, a un anno di distanza dell’omonimo libro dato alle stampe con l’editrice Zona. Un disco decisamente forte, politico nel senso alto del termine. Nato dalle pagine dove un adolescente è derubato del suo passato e del suo futuro, Yuri racconta in modo mirabile il presente. Sono tredici pezzi diretti, attraverso i quali Chimenti ti mette con le spalle al muro attraverso suoni e parole pure. C’è indignazione nei suoi testi, però è un “chiamarsi dentro” e non “fuori”, quindi non banale demagogia tanto di moda oggi.
Uscito a marzo 2015, questo album dalla copertina chiara e forte come le canzoni in esso contenute, gira spesso sul mio lettore cd (me lo sono pure portato in auto, ma è pericoloso, perché mi fa pensare distraendomi dalle guida). A produrlo Davide Andreoni e Francesco Chimenti, due componenti dei Sycamore Age, giovane band di Arezzo molto buona della quale ho già scritto e scriverò a breve, con i quali sono nate trame sonore particolari, senza strumenti sintetici, con l’uso indiscriminato di strumenti etnici o strumenti musicali inventati sul momento. Anche questo rende particolarmente interessante Yuri. Ne ho parlato direttamente con il suo autore.

“Yuri” è stato, prima di diventare questo disco, il titolo del tuo romanzo uscito lo scorso anno. C’è relazione diretta tra le due opere? Sono nate insieme nelle tua testa?
Sono strettamente legate, ma prima è nato il romanzo. Avevo in mente una storia e allo stesso tempo il desiderio di esprimerla uscendo dai binari che ti impongono una strofa e un ritornello. Dopo tanti anni di scrittura dedicata alla canzone ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa di più articolato che potesse darmi più spazio per raccontare. Avevo già pubblicato in passato qualche racconto, ma quella di scrivere un vero e proprio romanzo è stata un’esperienza nuova che ho portato in fondo non senza qualche timore.

Si dice sia una dura allegoria dell’adolescenza di oggi, depredata del suo futuro. Io lo sento un discorso anche molto politico. Nel senso alto del termine. Può essere così?
Si, credo che sia un disco in cui la politica entra a piene mani, al di là di ogni partito. Impossibile raccontare senza lasciarsi influenzare dalla realtà che stiamo vivendo. Nel romanzo Yuri è un adolescente privo di memoria. Ogni notte dimentica il giorno precedente, proiettato verso un futuro che non conosce e che non è in grado di progettare. Yuri viene allevato per l’espianto di organi venduti in un mercato nero. Yuri possiede una sola memoria quella della storia contenuta in un misterioso libro che porta sempre con sé.  E’ un’allegoria dei giovani d’oggi depredati del loro futuro, delle speranze e delle possibilità da un mondo che ragiona solo in termini economici schiacciando senza scrupoli singoli e popoli. Spero di essere riuscito a raccontare tutto questo in termini poetici. Nel mio piccolo cerco sempre di usare il linguaggio della “poesia”. A dispetto di quanto spesso si crede, penso che la poesia sia un forte mezzo per indagare il quotidiano e portare alla luce l’anima delle cose e degli avvenimenti. La poesia può affondare le proprie radici nella realtà più cruda di tutti i giorni, ma spinge i propri rami oltre, offrendo inaspettati punti di vista altrimenti imperscrutabili.

C’è qualche episodio curioso, che ti viene in mente, capitato durante la lavorazione del disco?
Dovevamo registrare un suono particolare e avevo in mente il suono di una vecchissima chitarra acustica che non usavo da tempo e nascosta in soffitta. Quando sono andata a cercarla l’ho sentita suonare da lontano e mi sono chiesto come fosse possibile, ho pensato ai topi. Quando mi sono avvicinato ho visto che all’interno c’era un nido di passeri … di sei corde ne erano rimaste solo un paio e i passeri entravano e uscivano tranquillamente dall’apertura facendola di tanto in tanto suonare con qualche colpo d’ala. Ho osservato per un po’ la scena pensando cosa avrei potuto fare, poi ho optato per un’altra chitarra lasciando l’allegra famigliola abitare lo strumento. Ho pensato che fosse un bel segno.

“Yuri” è stato prodotto artisticamente da Davide Andreoni e Francesco Chimenti, due componenti dei giovani Sycamore Age, band molto interessante. Come mai questa scelta? Come è stato lavorare con loro?
Credo che i Sycamore Age siano una delle realtà musicali più interessanti e quando mi hanno proposto di produrre un mio disco ho accettato. Prima abbiamo voluto fare una prova su un paio di canzoni per vedere come ci saremmo trovati a lavorare insieme. Il risultato ha convinto tutti e tre e così siamo arrivati in fondo. Stefano Santoni, anche lui componente dei Sycamore Age, ha infine mixato i brani. Bellissima esperienza che continuerà con il live. E’ stato un incontro tra due generazioni scoprendo di avere molto in comune e radici ben piantate sullo stesso terreno. Davide Andreoni e Francesco Chimenti mi ricordano antichi pionieri diretti verso terre sconosciute, armati di forza ed entusiasmo, capaci di sopravvivere in un paese ostile verso la cultura e l’innovazione come l’Italia.

La copertina è molto forte, perfettamente rappresentativa del disco. Chi l’autore? Come e perché è stata scelta?
Mi fa piacere questa domanda, perché credo che la copertina sia un vero valore aggiunto di questo mio nuovo album. L’artista è Nicola Vinci. Ha esposto in tutto il mondo ed è una delle punte più interessanti della fotografia. Ho visto delle sue opere in Internet e sono rimasto a bocca aperta, sia per la potenza che esprimono che per una vicinanza poetica con la mia musica. Quando gli ho chiesto la collaborazione lui è stato davvero generoso e così ecco in copertina un bambino dai capelli rossi in una posa che appare come un piccolo martire, una sorta di giovanissimo San Sebastiano, che ben rappresenta Yuri il personaggio del romanzo e di questo disco.

Come e dove presenti/presenterai l’album? …
Saranno i concerti stessi a presentare l’album, spero di poter raccontare la storia di Yuri in svariate situazioni. Nei concerti parlerò anche del romanzo e nel presentare il romanzo parlerò del disco, i due lavori si spalleggeranno perché parte di un unico progetto.

Per finire: una domanda che non ti ho fatto, un appello, un saluto, qualcosa che non abbiamo detto o qualcuno che non abbiamo ricordato, da fare assolutamente …troppe cose?
No, le tue sono state belle domande e credo di non aggiungere altro. E’ difficile parlare di musica, si può cercare di rendere un’idea, ma alla fine l’unico modo è ascoltare e dico ascoltare non a caso perché oggi troppo spesso siamo portati a sentire distrattamente le cose, disimparando l’ascolto. Non abbiamo tempo, il mondo ci vuole sempre più distratti.