Dantedì: 10 motivi per cui senza Dante non vai da nessuna parte

di Antonello Taurino

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 Un prof d’italiano (e attore comico) ci dà dritte furbe su Dante Alighieri.

 

Io non so se 700 anni dopo la mia morte celebreranno l’ANTONELLODÌ. Nel mentre, caro mio studentello, avrai certamente sentito dal tuo prof di Italiano che il 25 Marzo si celebrerà invece il DANTEDÌ”. E ti sei chiesto perché lo festeggiamo come se Dante fosse ancora vivo e vegeto tra noi? Perché è così dannatamente attuale che se non ti fosse ancora venuta la voglia di abbandonarti a quella figata cosmica che è la Divina Commedia, ti do io dieci motivi per farlo:

  • 1. È l’unico poeta che chiamiamo per nome. Come nota lo scrittore Aldo Cazzullo, nelle interrogazioni non ti chiedono “Parlami del Giosuè” o “…di Alessandro”: per Dante invece sì. Anzi, di più: fu battezzato “Durante”, quindi addirittura noi lo indichiamo con un diminutivo. Come dire “Raccontami dell’Infinito di Giacomino” o di come “Checco parlava di Lauretta”. Che è poi come fate voi in classe quando Elena diventa “la Ele”, Gianmarco “Giamma” e Anton Giulio Maria “Lo Scacciafì’”. Insomma, proprio uno di famiglia, un amico.

  • 2. – È “il padre della lingua italiana”, ti diranno finché campi. Cioè la lingua che usi per chiedere i soldi ai tuoi, insultare gli amici e litigare con chi ami è un frutto talmente “di Dante” che per qualcuno dovremmo considerarlo non solo il “padre” (insieme a tutti gli scrittori che in seguito l’hanno indicato come tale e hanno riutilizzato le sue scelte linguistiche), ma pure la “madre”. E siccome l’Italia (come Stato) è nata, molto prima che politicamente, come “idea culturale”, ecco che creare la lingua italiana ha significato davvero aver creato una nazione. Tant’è che se metti in mano a un pischellino inglese un testo nella sua lingua del ‘300, non ci capisce nulla, idem per Francia e Germania. Tu invece te la puoi tirare. Poi, ok, lascia perdere che anche tu ultimamente ci hai preso 4, ma se non sai distinguere Paolo e Francesca da Paola e Chiara, quello è un altro discorso.

 

  • 3. Collegato al precedente: ha inventato un sacco di parole ed espressioni che magari usi poco ma che avrai sicuramente sentito: “quisquilia”, “mesto”, “molesto”; espressione come “Stai fresco”, “Galeotto fu…” e il verbo “aborro”, nel senso di “avere in avversione” (che non l’ha inventato quello con gli occhiali strani in tv, Mughini, no: sono tutte invenzioni di Dante).

  • 4. Ancora: c’è proprio una sorta di marchio di fabbrica nel modo in cui Dante inventava soprattutto i verbi. Come dice il mio amico Massimo Birattari, “Il più caratteristico dei metodi usati da Dante per formare parole nuove è quello che produce verbi a partire da nomi o aggettivi (ma anche avverbi e pronomi) preceduti da in- e seguiti dalla desinenza verbale –are” Cioè? “È il metodo in cui si sono formati verbi come infiammare da fiamma o incarcerare da carcere”. Ma anche “infuriare”, “inurbare”; o altri che non usiamo oggi, come “indiarsi” per “essere vicini a Dio” (curioso che, invece “indiavolato”, participio del verbo formato nello stesso modo ma con parola contraria, “diavolo”, noi invece lo usiamo ancora!). Forse non lo sai, ma in tante espressioni che create, usate lo stesso meccanismo: “mi sono imparanoiato” o “non ti incistare”, fino a “mi incazzo” e “infighettarsi”. Ma anche il famoso “s’io m’intuassi come tu t’inmii” del Canto IX del Paradiso, che significa semplicemente (quasi che Dante avesse “intuito” in anticipo “i neuroni a specchio”), “se io potessi penetrare nella tua mente… insomma, se riuscissi a capirti come tu fai con me”, ecco, potrebbe caricarsi di doppi sensi tali che… “se è porno, levo”.

 

  • 5. Se la batte con rapper, trapper e freestyler, ma abbestia proprio. Prova a chiedere ai tuoi idoli se mi sanno improvvisare mantenendo lo schema metrico di una terzina, il che vuol dire sì quelle rime, ma anche la metrica dell’endecasillabo (su questo nel free style ci andate un po’ a cazzo di cane: versi più lunghi, versi più corti…). E pensa che nella Commedia si resta proprio sul facile: vai a vedere quel che Dante stesso fa altrove, con le sue Rime Petrose, tipo la sestina “Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra” o la sestina doppia “Amor tu vedi ben che questa donna”. Non ti dico niente, Bro’: ingooglali tu stesso questi titoli e vai a vedere. Il dissing, gli insulti tra colleghi nelle Jam? Roba vecchia, Bro’: vatti a cercare i sonetti con cui Dante e Forese se ne dicevano di ogni nella loro famosa Tenzone, e vedrai che quel modo lì di sfancularsi in rima non l’hanno mica inventato nel ghetto;

 

  • 6. Ti piace lo splatter? I film horror? Guarda, l’immaginazione dei più grandi registi sta a zero, al confronto. Nell’Inferno c’è gente conficcata con i piedi nel ghiaccio, nella pece bollente, nello sterco… gente che viene scuoiata, bruciata, divorata dai cani, nuda… mi chiedo: ma visto che ci stanno pure le parolacce, le prostitute e insulti al Papa del tempo, com’è che Adinolfi non ha ancora presentato esposto per sospenderla dalle scuole come “Lettura altamente diseducativa”?

 

  • 7. Ha inventato la storiella delle “cinque W”. Quella roba che senti dire dalle elementari, per cui il tuo temino è fatto bene se hai risposto alle “5 W” dell’inglese: Who, Where, When, What, Why. Chi dove quando cosa perché. Prendi la prima terzina:

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

Dante risponde a tutte: Chi? Io (quindi lui, Dante, inequivocabile sogg. sott. di “…mi ritrovai”). Dove? “per una selva oscura”. Quando? “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” (cioè: “a metà della nostra vita”). Cosa? “mi ritrovai per una selva oscura” (cioè: “caddi nel peccato”). Perché? (Per)ché la diritta via era smarrita. (cioè: perché avevo perso la rettitudine divina). Tre righe, in rima, e risponde a tutto. Voi riuscite a fare certi temi di tre quattro pagine che ancora non si capisce chifacosaperchècomemachicazzo?!?!

  • 8. Ti dice tante cose sul rapporto maschio-femmina che è bene che impari da subito. No, non parlo di Beatrice, ma di quando Dante e il suo tutor Virgilio incontrano Paolo e Francesca, quello di “Amor ch’a nullo amato…”. Dante chiede agli amanti di raccontare la loro storia: orbene, hai notato che PARLA SOLO FRANCESCA, E PAOLO STA ZITTO E PIANGE, E BASTA? Ecco, non è che non c’aveva niente da dire: eccome se voleva dir la sua, ma Francesca lo zittisce sempre.

 

  • 9. Riesce a spiegarti meglio di tanti ciò che succede oggi con questo maledetto Covid. Al Tg senti che i contagi salgono “a livello esponenziale?” Che vuol dire? Che crescono come gli angeli che Dante vede moltiplicarsi in cielo, così velocemente che, per farcelo capire, il poeta cita (Pd XXVIII, 92-93 “…ed eran tante, che ‘l numero loro /più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla.”) una storiella araba. Un faraone promise che avrebbe dato qualunque cosa a un ambasciatore, come ricompensa per il fatto che quest’ultimo lo aveva battuto a scacchi. L’ambasciatore chiese semplicemente del riso; un chicco per la prima casella degli scacchi, poi il doppio di chicchi per la successiva casella, poi ancora, nella successiva, il doppio della precedente… così via fino alla sessantaquattresima casella degli scacchi. Al Faraone pareva poco, e quindi accettò: non si era accorto che gli aveva promesso la quantità di riso pari alla produzione mondiale di quasi tremila anni! Chicchi, angeli, contagiati: Ah, se Gallera avesse letto Dante!

  • 10. Se ti senti pieno di rabbia perché il mondo non ti piace e vorresti mandare tutti “all’Inferno”… però non proprio tutti: qualcuno lo vorresti invece con te, lì, perché ti è stato vicino… anzi, su qualcuno puoi proprio contare perché ti è stato amico… e vuoi distinguere tra chi è stato “buono”, e premiarlo… “e farlo durare…” e chi è stato “cattivo”, e farlo finire malissimo, se potessi… be’, sappi che questa stessa sete di giustizia era quella che animava Dante. Non senti quella voglia di cambiare le cose, di urlare e ribellarsi, quell’ardore giovanile che ti spinge ad agire, intraprendente? Io lo so che la senti quella ribellione, lo so che non ti adagi: sì, i Maneskin, ok, va be’… ma è di questo spirito che gronda la Commedia. Fai il tuo, datti da fare, prendi le mazzate, sopporta le avversità, attraversa il dolore anche di questo ennesimo lockdown, ma fidati che verrà il tempo, ed è vicino, in cui tutto finirà, e in cui potremo uscire “…a riveder le stelle”
Insomma, non so se festeggeremo  l’Antonellodì, ma intanto… Buon Dantedì a tutti!
Scritto con Carlo Turati.
inferno Dante