Musica e Libri
18/11/2007
Consigli ad un giovane scrittore: Roberto Bonfanti
Due chiacchiere tramite posta elettronica...

di L'Alligatore

Conoscevo Roberto Bonfanti come fondatore della label indipendente Ilrenonsidiverte, che ci ha dato delle buone prove del nuovo rock italico, e come redattore del webmagazine di musica Kronic. Forse per questo non mi sono sorpreso a leggere il suo esordio letterario come un cd...
Tutto Passa Invano, infatti non è un romanzo, ma non è neanche una raccolta di racconti tradizionale. Piuttosto, sembrano delle canzoni di un disco compatto, con temi comuni, lo stesso ritmo, le stesse emozioni. Sono storie minime della vita precaria di noi giovani con lavori precari, incontri precari, amori intermittenti; "tutto passa invano" sulle nostre esistenze da quando ci hanno fatto credere nella fine della Storia, da quando hanno gettato alle ortiche i sogni che avevamo da bambini di una vita normale, con un lavoro normale e tutto quello avevano avuto i nostri padri; questo si ascolta leggendo il libro.
Ambientato quasi sempre di notte, quasi sempre in stagioni fredde, a volte con la neve, nel profondo nord vuoto di cose, in provincia o in una Milano dove ormai si sono bevuto tutto il bevibile (e mangiabile), Tutto Passa Invano colpisce per il suo pessimismo cosmico. Sembra un Carver lombardo con in testa molte canzoni del giovane rock italico degli ultimi quindici/venti anni (provate a sentire gli attacchi delle poesie in coda al libro e lo capirete), sembra uno di noi. Malinconico come lo sono tutti gli uomini d’acqua dolce, Roberto Bonfanti si è meritato un’intervista tramite posta elettronica con un Alligatore d’acqua dolce.
Questi sono i suoi consigli a dei giovani scrittori riguardo...

- Scrivere un racconto

Come nasce un tuo racconto? Come sono nati questi racconti che sembrano i capitoli di un romanzo emozionale molto simile ad un cd di canzoni? Quando li hai scritti?
I racconti sono nati in modo molto spontaneo, come fotografie di istanti o tentativi di mettere a fuoco determinate sensazioni, in momenti sparsi nell'arco degli ultimi sette anni.
L'impressione che alcuni di questi scritti potessero andare a comporre qualcosa che avesse un’identità ben precisa ho iniziato ad averla due anni fa, dopo aver scritto il brano che dà il titolo al libro. Prima di arrivare a focalizzare realmente l'idea del libro è però dovuto passare molto altro tempo.

- Amori intermittenti

C'è, come nota dominante in Tutto Passa Invano, la mancanza di un amore. Un amore che c'era e non ci sarà più. È colpa di noi bamboccioni se non riusciamo a trovare una stabilità emotiva oppure è il Werther presente in ogni giovane scrittore? O è tutte e due le cose?
Probabilmente entrambe le cose. Se vogliamo affrontare il discorso dal punto di vista "sociale", è un dato di fatto che siamo una generazione poco propensa al «Vissero per sempre felici e contenti». Se ciò sia colpa della frenesia del mondo moderno, se l'abitudine all'usa e getta ci renda incapaci di costruire rapporti solidi, se dietro a questo si celi una qualche paura di crescere o se sia semplicemente un segno di maggiore libertà, non te lo so proprio dire.
Sul piano personale sono d’accordo con te: non a caso il libro si apre con la fine di qualcosa la cui mancanza si fa poi sentire in diversi episodi...

- Sport

Mi sono molto piaciute le parti dove parli della tua passione per il ciclismo e del tuo tifo per quel campione grande ma incompiuto che è stato Gianni Bugno. Oltre a lavori e amori precari, noi 'Generazione 1000 Euro', abbiamo sportivi precari. Il padre del protagonista tifava e vedeva vincere la grande Inter, noi solo scandali a non finire dal calcio al motociclismo a... Si salva solo la lotta nel fango femminile. Che ne dici? Le pedalate in salita sono solo una metafora?
Siamo da sempre un popolo che vive di polemiche sterili, su questo non c'è dubbio. Io però farei un distinguo fra ciò che è sport e ciò che invece è il contorno: è vero che i giornali tendono a fare il titolone più sullo scandalo presunto che sull’impresa sportiva... Ma il fascino di un Giro delle Fiandre o di una Parigi-Roubaix resta quello di sempre e sulla strada di cose belle continuano a vedersene parecchie. Tutto sta a lasciarsi scivolare addosso le polemiche inutili e dare peso alle cose davvero importanti.
D'altra parte, c’è da dire che le chiacchiere da bar ci sono sempre state ma, nonostante questo, di Coppi tutti ricordano le imprese in montagna più che gli scandali con la dama bianca, no? Allo stesso modo credo che il tempo rimetterà nella giusta prospettiva anche ciò che viviamo oggi. Detto questo, ho sempre creduto che lo sport, ed il ciclismo in particolare, sia la perfetta metafora della vita ed una fonte inesauribile di storie ed emozioni. In fondo anche questo è, a suo modo, arte e Gianni Bugno, con i suoi lampi di classe ed i suoi momenti di smarrimento, è stato un grande poeta.
Le pedalate in salita sono una metafora ma non solo. Sono anche una grande scuola di vita: quando sei da solo in salita ti ritrovi a fare i conti con te stesso e con i tuoi limiti. Lì puoi imparare molto e scoprire ciò che sei veramente.

- Milano

La Milano che compare nel tuo libro è una città grigia, triste, incasinata. Bella solo quando è bloccata dalla neve, che la manda in tilt. Mentre la provincia sembra sia più accettabile, anche se anonima. Il luogo di un mondo scomparso. Sbaglio o c’è questa contrapposizione forte? Una contrapposizione forte che con qualsiasi altra città italiana non sarebbe stata possibile, vista la caoticità del capoluogo lombardo, spesso detestato dai suoi abitanti?
Purtroppo è una contrapposizione che ha sempre meno senso di esistere. Quando nasci e cresci in provincia la fascinazione per la metropoli è quasi fisiologica. Poi però scopri che Milano è solo un grande minestrone che mette insieme tante parrocchie non così diverse da quelle da cui volevi fuggire. Per esempio, se vai nel localino milanese a vedere l'ultimo gruppo indie osannato dalla critica ritrovi la stessa atmosfera che troveresti andando a messa in paese la domenica mattina: il presenzialismo, le chiacchiere, il bigottismo mascherato, la gente che si adegua al pensiero di massa ed alla moda del momento, la mancanza di un vero senso critico. La differenza è che nella metropoli trovi tanti di questi ambientini uno attaccato all’altro ma, una volta che entri in un giro, per quanto possano cambiare i cliché o il livello di "fighetteria", le regole di base sono le stesse.
D'altra parte, per i motivi che sono sotto gli occhi di tutti, anche la provincia ha iniziato già da diversi anni a "milanesizzarsi" perdendo un po' la sua identità. Ecco: forse la differenza è che in provincia c’è ancora un approccio più ingenuo e soprattutto molta più aria da respirare, ma d’altro canto Milano ha comunque un suo fascino ed offre una marea di opportunità. Probabilmente il trucco sta nel non farsi fagocitare né da una né dell'altra cogliendo quanto di buono possono offrire.

- Ilrenonsidiverte

Sei il fondatore della label indipendente Ilrenonsidiverte. Com'è nata quest’idea di mettersi a fare cd intelligenti in un paese come il nostro, dove ad essere intelligenti non c'è gusto? È stato più duro il lavoro di produttore o quello di scrittore?
Nessun lavoro è duro nel momento in cui hai la giusta dose di entusiasmo e motivazione. L'etichetta era nata dall’amore verso quelli che sono stati i nostri primi due dischi e dal desiderio di costruire qualcosa di importante insieme a persone con le quali c’era una comunione di intenti e sensibilità.
Il giochino, almeno per quanto mi riguarda, si è poi guastato nel momento in cui "fare l’etichetta" ha iniziato a diventare più importante della passione per la musica e della coerenza verso noi stessi e verso ciò che ci animava in origine. Lì ho iniziato a non ritrovarmi più in ciò che stavamo diventando ed ho preferito abbandonare. O forse ci sono solo mancate le gambe ed il fiato per continuare ad essere fino in fondo e senza compromessi ciò che avremmo voluto...

- Le case editrici
Un giovane scrittore ha in mente ventuno bei racconti e undici belle poesie. Vorrebbe vederle pubblicate in un libro. Cosa non dovrebbe assolutamente fare? Cosa, invece, dovrebbe fare? Il tuo incontro con l’editrice trentina UNI Service... Non ti è mai venuto in mente di far uscire il libro attraverso Ilrenonsidiverte? Trasformare una label di musica indie anche in una giovane casa editrice per giovani scrittori?
Ad un aspirante scrittore, così come ad un aspirante musicista, giornalista, discografico o qualunque altra cosa, mi sento di dare un solo consiglio: fai ciò che senti. Smetti di pensare di "fare lo scrittore" (o il "musicista"). Scrivi e suona per il semplice piacere di farlo. Lascia un po' di te stesso in tutto ciò che fai e soprattutto fai solo cose che credi possano rappresentarti fino in fondo. Questa è la sola cosa che conta davvero.
Il pubblicare libri o fare dischi viene dopo e può essere solo la conseguenza di tutto questo. Anche perché nel 2007 le vie per pubblicare qualcosa sono mille e non è difficile accedervi, una volta che si ha un’idea in cui si crede. Purtroppo, per ciò che ho visto nel mondo della musica, spesso il desiderio di "fare il musicista" (e per "fare il musicista" non intendo farlo come professione ma semplicemente recitare, in un determinato circolino di persone, il ruolo della piccola rockstar, fare parte della "scena", ecc...) finisce col prendere il sopravvento sul piacere di suonare o sul voler esprimere se stessi e questa è una delle cose che appiattisce tutto ed avvelena maggiormente l’ambiente.
Il mio incontro con la UNI Service è stato quasi casuale: sentivo che per me era giunto il momento di fermare definitivamente su carta i miei racconti e cercavo solo qualcuno che mi desse una mano a stampare il libro, formalizzare l’uscita e dargli un minimo di reperibilità lasciandomi il massimo controllo su ogni dettaglio ed uno spirito da autoproduzione. Loro sono stati la soluzione giusta per ciò che avevo in mente. L'idea di riciclare Ilrenonsidiverte come casa editrice non c’è stata perché l’idea del libro si è concretizzata mentre maturavo la decisione di abbandonare quel progetto. C’è stata però la tentazione, insieme ad altri reduci dall’esperienza del Re, di continuare a fare delle cose insieme creando una sorta di “laboratorio di idee†in cui dare spazio, in modo assolutamente anarchico, a diverse forme di espressione. Per motivi vari però l'idea è per ora rimasta nel cassetto, almeno a livello "ufficiale"...

- Influenze

Leggendo Tutto Passa Invano mi sono venuti in mente alcuni nostri musicanti noti e meno noti, da Vasco Rossi a De Andrè a Giuliano Dottori, Afterhours, La Crus... E poi Carver, per il minimalismo e il vuoto delle vite dei protagonisti (del resto viviamo in una società americanizzata no?). Poi ho pensato all’ultimo Antonioni (ma anche il primissimo). Sono solo mie masturbazioni mentali oppure qualche parentela c'è? Quali altri artisti ti hanno influenzato?
Credo che tutto ciò che vivi, vedi ed ascolti si rifletta nel tuo modo di esprimerti. Poi magari alcune influenze si sentono in modo più diretto nel libro ed altre meno. Sicuramente devo moltissimo ai nostri cantautori storici (Ciampi, De André e Vecchioni prima di tutti) tanto quanto alla coerenza critica di Giovanni Lindo Ferretti, alla poesia di Giulio Casale ed ai personaggi chiave della scena rock italiana degli anni '90 e '80 con cui sono cresciuto. Ma anche nell’attuale scena indipendente ci sono artisti che ammiro e sento in qualche modo vicini (penso a Dilaila, Macno, Deasonika, Pino Marino, Valentina Dorme, Virginiana Miller e altri...).
Se vogliamo parlare di cinema, trovo che "2046" di Wong Kar Wai abbia una malinconia di fondo tremendamente vicina a quella dei miei racconti ma di certo il cinema d’autore italiano, da Tornatore a Salvatores passando per Troisi mi ha dato molto. In ambito letterario negli ultimi anni Simenon, Kundera, Fante e Boll sono stati gli autori che forse ho amato di più. Più in generale ammiro molto la letteratura mitteleuropea del '900.
Poi c'è lo sport che, come dicevo, considero una fonte di storie ed emozioni pari a qualunque altra forma d’arte. Per cui forse la fragilità di Bugno ed i "muri" delle Fiandre hanno sicuramente lasciato segni profondi anche nella mia scrittura.

- La più grande truffa del rock'n'roll

Chi è per te la più grande truffa del rock'n'roll?
Beh... Se bastassi io per svelarla non sarebbe una gran truffa, non trovi?
Probabilmente la truffa più grande è quella di cui nessuno si è mai accorto e gli altri sono solo dei piccoli bluff più o meno insignificanti…

Roberto Bonfanti, TUTTO PASSA INVANO
Presentazione: Milano, 28 novembre, ore 19:30 - Goganga, via Cadolini 39
Vai al Sito Ufficiale di Roberto Bonfanti

Chi è L'Alligatore
Collaboratore del sito di Smemoranda dal lontano 2003, quando scriveva recensioni musicali per la rubrica "Com'è Profondo Il Mare - Novità e ripescaggi musicali" all'interno di Scuole di Pace, spazio contro la guerra all'Iraq, l'Alligatore si autodefinisce un pacifista integrale con la passione del rock. Metà veneto, metà altoatesino (la madre è dello stesso paese di Lilly Gruber), è nato nei primi anni Settanta, lo stesso giorno del compleanno di Jack Kerouac. Se volete contattarlo: diegoalligatore@tiscali.it

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