L’estate dell’Alligatore 2020 4

di L'Alligatore

News - Recensioni

Tanta musica indipendente italiana curata e selezionata, da scoprire e da ascoltare durante l’estate (ultima puntata!)

Notturno concertante, Let Them Say

Primo disco strumentale questo Let Them Say per i Notturno Concertante, storica band prog campana, qui rinnovatasi in una sorta di crossover internazionale/internazionalista, tra influenze world, jazz, elettronica, rock in perfetto equilibrio. Per fare questo il duo di Lucio Lazzaruolo e Raffaele Villanova si è allargato con musicanti di un certo spessore provenienti da tutto il mondo: dal violino di Nadia Khomutova al clarinetto di Seto Noboyuki, dal violoncello di Kaitlyn Raitz al gruppo vocale Gesualdo Consort diretto da Marco Berrini. Questo per dire anche degli arrangiamenti dai quali discende la varietà della musica, direi quasi dai quattro angoli del mondo. Menzione speciale a “Le magnifiche sorti (e progressive)” ironico stratificarsi di suoni, anzi, un’accumulazione di suoni, tra tastiere tranquillizzanti e le corde fondamentali di un bouzouki. Un bel modo di interpretare un’idea, come tutto l’album del resto.

 

OTEME, Un saluto alle nuvole

Riesce sempre a sorprendermi OTEME con la sua musica, ma con questo nuovo album credo abbia raggiunto il vertice, almeno come sorprese. Un saluto alle nuvole è un lavoro complesso e allo stesso tempo semplice. Un vero e proprio concept-album sulla morte (quindi anche sulla vita), nato intervistando il personale sanitario dell’Hospice di San Cataldo, a Maggiano (Lu). Qui si offrono le cure palliative ai malati terminali, quindi sono uscite storie molto forti, intime, definitive, musicate poi dal maestro Giannotti che le ha in parte eseguite/cantate. Un lavoro di musica contemporanea alla Berio con molte voci, strumenti a fiato, chitarre e vari strumenti a corde, tastiere, percussioni, il violino di Blaine L.Reininger dei Tuxedomoon… Uscito a caso nel 2020, anno di giuste lodi al personale infermieristico e ai medici, sembra un corretto modo di parlare di vita e morte attraverso la musica, non a caso.

 

Marcella Carboni Trio, This is not Harp.

This is not Harp. (con il punto finale) è un disco magico e surreale, geniale direi, se il termine non fosse abusato. Giocando con il Magritte di “Questa non è una pipa” il Marcella Carboni Trio ha fatto “Questo non è un’arpa”. Perché il loro jazz moderno è fatto con un’arpa che suona quasi mai come un’arpa, fedele (Marcella) al percorso musicale di fare ritenere il suo strumento adatto al jazz. E così a volte vi sembrerà una chitarra, a volte un piano, con gente che fa baccano, a volte un charango, a volte la voce umana. Dodici pezzi così, surrealisti dentro, come sottolinea ulteriormente la copertina dell’ottimo cartonato. Un disco da ascoltare in cuffia, per godere di molte sorprese (tra l’atro, contenuti extra tramite una password per i soli possessori delle copie fisiche del cd). Solo strumentale, ma non ha bisogno di parole.